caduta libera

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Se avete presente il momento in cui la natura pesta a tavoletta l’acceleratore per far tagliare ai vostri figli il temuto traguardo della prepubertà con il miglior parziale possibile, potete immaginare cos’è un’intera classe intorno ai 10 anni e cosa comporta avere venti bombe ormonali a orologeria da disinnescare per evitare il peggio stipate nello stesso luogo. La primavera della quarta la riconosci dal fuggi fuggi generale di tutte le qualità sulle quali l’insegnante ha costruito l’equilibrio di un insieme eterogeneo di cuori e teste, strappando mocciosi ancora caldi di latte e biscotti Plasmon dalle braccia delle educatrici dell’infanzia e coltivandone talenti e attitudini fino a quel punto. Oggi gliel’ho detto: siete irriconoscibili. Sentono tutti la primavera e in un momento in cui sono estremamente sensibili alla primavera. Ho detto loro che probabilmente sono tutti innamorati, e dai risolini che sono scaturiti, ho supposto di aver colto nel segno.

Quelli bravi sono regrediti di un semestre. Quelli con lo spleen si mettono a piangere per un nonnulla. Quelli che avevano mal di pancia nei giorni di verifica stanno a casa. Quelli permalosi passano all’attacco e spezzano direttamente le matite in segno di ritorsione. I più distratti hanno preso il volo con destinazione iperuranio a cavallo di un unicorno. Chi chiedeva permesso dà gli spintoni. Quelli che in condizioni normali sfoggiavano la memoria di un protista vanno direttamente in trance dopo la prima campanella e non li riprendi più. I più simpatici ti viene voglia di chiuderli in bagno. I meno simpatici pure ma poi gettare via la chiave.

Per una fortunatissima coincidenza ho praticamente detto tutto quello che c’era da dire sugli argomenti del programma e, visto che potremmo salutarci qui e riparlarne a settembre (considerate che la scuola è già di per sé così, aprile e maggio sono poco più che due circoli ricreativi) posso permettermi di puntare sulle attività laboratoriali e tutti quegli approcci dall’altisonante nome in inglese di cui ogni insegnante si riempie la bocca per darsi un tono nelle conversazioni con chi svolge un lavoro normale. Questo, ripeto, è un lusso, perché posso fermarmi per stemperare i costanti impeti di sperimentazione privata e sociale, sdrammatizzare le reazioni fuori controllo o, agli opposti, tentare la rianimazione di un encefalogramma piatto al cospetto di prove che, solo prima di Natale, costituivano una abbordabilissima prassi. Il prossimo anno sarà peggio perché, come guscio di stati d’animo tormentati, al posto facce e corpi da bambini ci saranno entità aliene di difficile classificazione.

Per spaventarli un po’, stamattina gli ho ricordato che a settembre 2024, quindi tra poco più di un anno e mezzo, si troveranno alla secondaria. Mi hanno guardato con la stessa espressione che mi sono sentito in faccia mentre leggevo, qualche giorno fa, un articolo sui 50 anni di The Dark Side Of The Moon. Il pezzo era su una webzine di costume. Ho terminato la lettura e ho osservato sul frigo una vecchia foto in bianco e nero dei miei genitori poco più che ventenni negli anni cinquanta. A fianco c’è quella mia e di mia moglie quando ci siamo conosciuti. Ho pensato che sono entrambe foto storiche, anche se la mia è a colori, e che cinquanta anni corrispondono a mezzo secolo, e a mettere insieme anche solo una trentina di mezzi secoli si arriva quasi alla caduta dell’impero romano di occidente. Più o meno eh, era per darvi una data certa, il 476 dopo Cristo, avrete capito che non è questo il punto.

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