sopracciglia

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L’architetto che dirige i lavori di ristrutturazione del palazzo in cui si trova il mio appartamento – interventi esterni e interni legati al cosiddetto bonus 110% – ha spedito una e-mail a noi condomini con la quale non mi trovo per nulla in accordo. Siamo in ballo dal giugno scorso ma ancora ci troviamo in alto mare. Nel frattempo è successo di tutto: si sono allagati due appartamenti al quarto piano a causa della negligenza delle maestranze; la ditta che sta sostituendo l’ascensore ha toppato in eccesso l’ampiezza delle porte ai piani e hanno dovuto provvedere a ricostruire i muri; siamo già alla terza impresa incaricata di operai egiziani; il capo cantiere ha dato le dimissioni e anche il geometra; l’amministratrice non si è rivelata all’altezza della gestione di questa sequenza di complessità e ora, sapendo che vogliamo la sua testa, latita con gli aggiornamenti.

Così un mio vicino di casa ha sollecitato all’architetto un cronoprogramma ma la sua risposta – in sintesi – è l’ennesima riproposta di una narrazione che non sta né in cielo né in terra. Secondo lui dovremmo essere già contenti del fatto che si facciano dei lavori che rimoderneranno il nostro palazzo senza cacciare una lira e quindi, come direbbero i Maneskin, dovremmo stare zitti e buoni. Che poi non è vero, perché alla fine qualche migliaio di euro a famiglia l’abbiamo sborsato. Ma, detto fra noi, i soldi del bonus qualcuno glieli dovrà restituire a quelli che ce li hanno prestati, giusto? Intendo i miliardi di euro con cui abbiamo trasformato l’Italia in un cantiere, non è che ce li hanno regalati.

Li pagherà per noi anche mia figlia, che ha deciso di cambiare. Dopo vent’anni di capelli lunghi portati a cazzo si è fatta fare una frangetta prendendo, come esempio, Alice. La cantante, esatto. Quella di “Per Elisa”. L’importante, ha sottolineato quando mi ha messo al corrente del suo nuovo progetto di vita, era che le sopracciglia le restassero visibili perché le ritiene un dettaglio fondamentale per la sua personalità. Nel suo stato di agitazione con cui si accingeva a dare il via al nuovo corso (e se poi non sto bene?, mi ha chiesto sino allo sfinimento prima di uscire) mi ha ricordato i bambini della mia classe quando abbiamo annunciato loro che, da dopo le vacanze di pasqua, avranno un nuovo compagno.

Mi hanno stremato per ottenere maggiori dettagli ma io, ed è vero, non ne sapevo più di loro. La commissione che si occupa dei NAI non va tanto per il sottile e impone gli inserimenti senza chiederci nemmeno un parere. So solo che il nuovo bimbo, anzi, ragazzino, considerato che va per gli 11, viene dal Perù, ha appena raggiunto la mamma che lavora qui da quattro anni come badante, e non conosce una parola di italiano. Ma il meno pronto di tutti sono io, perché non so proprio da che parte incominciare, e meno male che insegno matematica. Spero che Google Translate sia efficace, ma a dirla tutta confido di più sui miei alunni anche se non tutti sono così inclusivi e accomodanti. Ne ho una che è problematica ma ha origini centramericane, quindi potrebbe tornarmi utile come mediatrice linguistica e forse, affidandole un ruolo così delicato, potrei prendere due piccioni con una fava.

Il nuovo alunno dovrò accoglierlo mercoledì prossimo alle 9 e anche questo è un problema perché, pur essendo in servizio, dovrò presidiare il laboratorio di informatica dove si svolgono le prove Invalsi della secondaria, in qualità di collaboratore tecnico. Ho già seguito due giornate di attività e avere a che fare con ragazze e ragazzi di terza media mi ha fatto impressione, visti simultaneamente dal basso della mia quarta primaria e dall’alto di genitore di una ragazza ormai quasi adulta e, ora, con la frangetta che le lambisce le sopracciglia.

Insomma, oggi sono rientrato a casa con tutto questo spleen addosso e mi sono ritrovato per l’ennesima volta intrappolato nei tubi innocenti intorno a quello che dovrebbe essere il posto più bello del mondo e il morale mi è sceso ancora più giù. Si sentono colpi di martello da ogni dove e quel poco di piacevolezza visiva che dà il mio balcone risulta tutt’ora privata dai ponteggi e dai teli anti-intrusione. Non passo più volentieri il mio tempo libero in casa. Anche tutti i miei dischi, nei quali trovo da sempre rifugio, giacciono sparsi sugli scaffali perché ormai il posto in cui conservarli è esaurito. Forse ne ho acquistati un po’ troppi, ultimamente. Io sono il primo a consigliare di non privarsi mai della musica che non si ascolta più perché, prima o poi, il desiderio si ripropone ed è facile pentirsi di aver dato via un pezzo della propria collezione. Ma lo spazio è quello che è. E anche il tempo, a pensarci bene.

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