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La data di iscrizione riportata sul mio profilo dice 10 ott 2007, e la cosa che sorprende non è tanto che sia scritta proprio così, con l’abbreviazione del mese, ma che io, come molti di voi, sia su Facebook da 17 anni. DICIASSETTE. Una vita. Ho letto che è un social al tracollo e che tutta la baracconata di Meta messa in piedi è un buco nell’acqua ed è giusto così, in un sistema così dinamico come l’Internet. Io uso Facebook ormai esclusivamente per due motivi: gestisco alcune pagine e mi tengo aggiornato su musica, letteratura e cinema. Per me è principalmente un aggregatore di notizie che mi interessano e vedo che il mio algoritmo è ammaestrato bene a servirmi spunti in linea con in miei gusti. Post di amici e conoscenti ridotti praticamente a zero a cui unisco la rimozione immediata di tutte le proposte del sistema su pagine e gruppi da seguire. Evito i commenti degli utenti come la peste e pubblico solo dischi che mi piacciono, film che mi hanno folgorato e libri che mi hanno migliorato la vita, ma non tanto per condividere, quanto per tenere traccia. È grazie a questo approccio che ieri ho scoperto che è stato adattato un film da uno dei miei romanzi preferiti, “Cancellazione” di Percival Everett. Dopo la pessima esperienza di “Rumore Bianco” di Delillo, da cui è stato tratto un film a dir poco inguardabile, mi sono sottoposto alla visione (è disponibile su Amazon Prime) pieno di timori. Invece è fatto strabene, attori bravissimi, sceneggiatura perfetta e storia rispettata al 100%. Non so dirvi, se non avessi letto il libro di Everett, se avessi altrettanto apprezzato la sua riduzione televisiva. Anzi, ditemelo voi. Guardatelo anche se non avete letto il libro. Ma no. Prima leggete il libro, che è superlativo, e poi guardate il film, molto meglio. O leggete il libro, e basta.

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