ex

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Anche noi della primaria abbiamo ex pupilli a cui restiamo nel cuore e che tornano a farci visita alla fine del percorso scolastico, ancora imbevuti dello strascico delle emanazioni della nostra saggezza. Certo, gli alunni dei prof dell’attimo fuggente – o dalle nostre parti gli emuli di Alessandro Gassman in versione filosofo – una volta archiviata la maturità sono adulti fatti e finiti e possono incontrare i loro capitani scalatori di banchi al bar e tracannare birre insieme. Succede anche tra la secondaria di primo grado e quella di secondo (in questo frangente forse la birra non è il caso), nonostante la permanenza dei vostri figli nell’ordine di mezzo (la vera cenerentola della scuola italiana) sia ai limiti dell’inconsistenza e ci sia un turn-over di colleghi precari che fa perdere l’orientamento anche ai ragazzini più disponibili all’empatia e sensibili al fascino dei loro docenti.

La primaria invece è quel posto dove in prima accogli bambini che si cagano addosso, non sanno salire e scendere le scale, rovesciano l’acqua in mensa e ti vomitano sulle scarpe nuove (oggi più che mai: un seienne del 2025 ha la maturità emotiva e la percezione del proprio corpo di un duenne di trent’anni fa, o banalmente non apprezza i tuoi gusti in fatto di calzature) e li lasci cinque anni dopo con il ciclo – principalmente le femmine – e i baffetti sulle labbra – principalmente i maschi ma talvolta anche le femmine, e da esperienza personale so che può anche capitare che le scale le facciano ancora aggrappandosi ai corrimano. Poi se ne vanno e tempo qualche mese li trovi su tik tok, sempre che tu abbia tik tok (in realtà c’erano anche prima ma ai fini della narrazione è più efficace) e di base restano quei patatoni adorabili rompicazzo che ti hanno mitragliato a ripetizione di domande assurde, senza nemmeno alzare la mano prima, fino al giugno precedente, solo che in tempesta ormonale e con le tette.

Te li ritrovi tra le scatole fin dai primi giorni della prima del ciclo successivo mentre sei alle prese con lo svezzamento dell’ennesima batteria di mocciosi. Ti vengono a salutare all’uscita perché hanno sorelline e fratellini ancora alla primaria e ti mettono in imbarazzo rovesciandoti addosso aneddoti sui colleghi delle medie a conferma dei pregiudizi che avevi maturato conoscendoli dietro le quinte della didattica e consentendoti, grazie alla testimonianza diretta di utenti finali più che attendibili, di giungere alla conclusione che capita spesso che i prof delle medie non siano del tutto registrati (colleghi professori delle medie sto scherzando, eh).

Uno dei miei ex alunni preferiti è un ex bimbo, ora adolescente quasi alto come me, di origine cinese e che raccoglie una quantità eterogenea di disagi che non vi sto a raccontare, anche perché non potrei per ovvi motivi di privacy. Escluso da tutti, mi è stato addosso durante gli intervalli in giardino per cinque anni e ogni tentativo di inclusione con i compagni è finito con un buco nell’acqua, sicuramente per colpa mia, ma vi posso assicurare che anche lui ci ha messo del suo. Non riuscivo a togliermelo di mezzo in nessun modo, ho passato ore e ore in giardino a intrattenerlo con passatempi basati sulla matematica estemporanea (numeri e forme sono la sua passione) e il bello è che ora, da quando ha terminato la quinta, oramai due anni fa, si vergogna persino a salutarmi, una reazione oltremodo comprensibile. Darei qualunque cosa – compreso il mio orgoglio – per la sua emancipazione, il nostro rapporto precedente ed esclusivo su tutto. Come se non bastasse, ha un fratellino che fa la quinta – sembrano gemelli – e che è altrettanto impenetrabile quanto lui.

La dinamica con i rampolli di quella famiglia però quest’anno è stata scardinata dalla terza sorellina che è arrivata da noi in prima e che è una specie di diavolo della Tasmania di esuberanza e simpatia. Si precipita allontanandosi da ogni fila per abbracciarmi quando mi vede nei corridoi e mi saluta urlando il mio nome con un entusiasmo che non saprei descrivere. Ieri mi si è abbarbicata alle gambe con un sorriso ai limiti delle sue possibilità maxillo-facciali. Piacevolmente sorpreso, ho fatto altrettanto e mi sono permesso di chiederle di portare i miei saluti al fratello maggiore, che da quando non è più mio alunno avrò visto si e no tre volte.

Immediatamente ha messo su una maschera di perplessità, si è staccata da me e mi ha ammonito che no, non me lo avrebbe certo salutato perché “è cattivo e mi picchia ogni giorno”, per di più in combutta con il fratello di mezzo. Le ho chiesto così se avesse fatto cenno ai genitori delle modalità di messa in pratica sul campo di questo rapporto diversamente fraterno. E, da quanto mi ha riportato, sembra che la mamma e il papà l’abbiano persino sgridata, sottolineando di non avere il tempo per badare a queste cosucce. Conoscendoli, dopo cinque anni di GLO e di colloqui, non è stata certo una sorpresa. Una coppia apparentemente molto presente e attenta, ma nell’intimità domestica – stando ai racconti stessi dei bimbi e dell’educatrice che assiste il mio ex alunno – a dir poco originale. Io ho preso le prime lo scorso anno ed è un peccato aver mancato la sorellina per un soffio. Chissà come sarebbe andata, tra noi due.

2 pensieri su “ex

  1. Orlando

    Te lo devo dire, dopo anni che ti seguo: a me di bambini e di scuole non me ne può fregare di meno, ma zero proprio … tranne quando ne parli tu!
    Aspetto i tuoi scritti sulla scuola come gli Ebrei il messia.
    Riesci a farmi ridere ad alta voce, a commuovermi, a intristirmi, interessarmi, incuriosirmi.
    E a sentire con te un’enorme solidarietà, che con quei piccoli mostri (spesso adorabili) ci devi passare ancora un bel po’ di vita.
    Vorrei averti avuto come maestro, forse la mia vita sarebbe stata migliore.
    Grazie!
    Ti abbraccio.
    Orlando
    P.S. leggo anche tutti gli altri tuoi scritti eh.

  2. plus1gmt

    Caro Orlando, grazie per le bellissime parole e l’attenzione che mi dedichi. La scuola offre un’infinità di spunti di riflessione, ma sono un insegnante alle prime armi e non sempre riesco a trarre delle conclusioni. Un abbraccio anche a te.

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