[questo articolo ĆØ pubblicato su Loudd.it]
Una delle suggestioni cheĀ Prelude To EcstasyĀ mi aveva evocato, sin dai primi ascolti, era quella di essere una lunga citazione di āThis Town Ain’t Big Enough For Both Of Usā degli Sparks. Tutto lāalbum, intendo.
Per essere certo della mia sbalorditiva capacitĆ predittiva, mi sono precipitato a controllare la data della pubblicazione dellaĀ mia recensioneĀ (era il 18/02/2024) e a trovare traccia della prima testimonianza live della cover di quel brano nelle esibizioni delle The Last Dinner Party.Ā Questa ufficialeĀ registrata alla BBC Radio 2, per esempio, risale al 10/10 dello stesso anno, otto mesi dopo. Sicuramente sarete più bravi di me a scartabellare a ritroso negli angoli più remoti di YouTube e a trovarne una precedente alla mia intuizione. Io però, vi giuro, lāho sentita la prima volta in quel live allāemittente britannica, e sono trasecolato. Ci avevo visto e sentito giusto.
Mi ha fatto anche molto piacere che tutte le altre similitudini che avevo colto tra la band londinese rivelazione dello scorso anno e il mio universo sonoro, formatosi a mia insaputa da bambino a metĆ degli anni ’70 e alimentato dal pop glam dellāetĆ dellāoro degli Eurovision Song Contest e di band del calibro dei The Rubettes, non erano solo una trovata marketing studiata per rompere la monotonia dei soliti esordi della nuovaĀ british invasion. Kate Bush, Elton John, i Queen, persino i Cheap Trick, sono stati prontamente confermati e potete trovarli ancora tutti nel seguito di quella dirompente opera prima che ci ha fatto cantare un passaggio del loro più iconico ritornello allāinfinito, come se niente importasse.
E mi riempie di gioia anche sapere che il gruppo di Abigail Morris, Lizzie Mayland, Emily Roberts, Georgia Davies e Aurora Nishevci (il fatto che non abbiano una batterista fissa mi indispone non poco) abbia raccolto la sfida di un esordio dal successo cosƬ impegnativo riuscendo a non spostare di una tacca il proprio posizionamento. CāĆØ da dire che, per una band cosƬ intensamente impegnata dal vivo e cosƬ richiesta in ogni angolo del pianeta, trovare il tempo per comporre il disco della conferma si delineava come unāimpresa più che ardua. Non a caso, ci sono spunti e composizioni più o meno contemporanee aĀ Prelude To Ecstasy, tra i solchi diĀ From The Pyre, se non risalenti a prima. Questo spiega la straordinaria linearitĆ tra i due lavori, resa meno credibile solo dalla maturitĆ superiore con cui il nuovo disco ĆØ stato realizzato (e dalla produzione di Markus Dravs). In poche parole,Ā From The PyreĀ ĆØ un album di cover della band che ha pubblicatoĀ Prelude To EcstasyĀ suonato da una versione evoluta delle stesse musiciste ancora più consapevoli delle proprie potenzialitĆ .
Una ricerca autoriferita e volta a perfezionare al massimo lo stile pop barocco di cui rappresentano, ad oggi, le interpreti più convincenti e divertenti. In tutte le dieci tracce le ragazze confermano di essere pienamente sicure di sĆ© e di essere strumentiste di altissimo livello (le esecuzioni live rendono impeccabilmente come sul disco). LāapproccioĀ dramaĀ e teatrale diĀ From The PyreĀ ĆØ alimentato da connotazioni decadenti al limite del grottesco, influenzato ancora una volta dalla componente estetica della loro proposta e dal modo di allestire la scenografia in cui esercitano la loro arte e di posizionarla come quinta di tutte le dimensioni dei loro brani.
Lāalbum comprende una raccolta di storie che variano dallāimmaginario un poā macabro e a tratti granguignolesco imposto dal background culturale a cui il progetto ĆØ ispirato (āThis Is The Killer Speakingā su tutte, una ballata di un fantasma parlante) ed esplicitamente rappresentate dal riuscitissimo effetto kitsch della terribile photoshoppata della copertina, che vanno a completare alcuni episodi, decisamente più sentiti, ispirati dal vissuto personale.
Ć verso la coda del disco, infatti, che la band si spoglia degli abiti da palcoscenico e ci lascia con le composizioni più intime e personali e, per questo, decisamente più convincenti, a partire dallāesplicita dedica alla genitorialitĆ di āHold Your Angerā (āNon so se sarei una brava madre, ho sognato che ti tagliavi un braccio e la colpa ĆØ mia, avrei dovuto dirti di stare più attentaā) e soprattutto con āThe Scytheā, che rende complementari due esperienze della cantante come il dolore di una separazione sentimentale sovrapposta alla morte del padre (il video ĆØ decisamente struggente, peraltro). Inutile sottolineare quanto sia questo lāaspetto delle The Last Dinner Party in grado di restituirne il valore più autentico.
From The Pyre, più che la conferma di un debutto, è la riuscita consacrazione di un ensemble temerario che ha saputo non scendere a compromessi ma anzi, laddove possibile, a rendere ancora più piacevolmente leziosa e audace la sua improbabile proposta senza rinunciare alla profondità dei contenuti.