ciao sono il duemilatredici

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che discorsi

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La letteratura personale sulle notti di capodanno potrebbe occupare un blog a sé, specie per chi ne ha almeno una trentina da raccontare e le altre quattordici magari non se le ricorda più (e non è detto che siano quelle più cronologicamente remote), perché anche se non ce ne importa nulla ed è una sera come tutte le altre poi alla fine qualcosina la facciamo sempre, anche solo andare a dormire presto per ripicca. In genere un bicchiere di qualcosa con amici e parenti lo si beve, si tranquillizzano i gatti nel panico da botti, si osservano le composizioni cromatiche degli spettacoli pirotecnici sovrapporsi al pezzo di luna rimasto. Ciascuno di noi ne ha almeno uno indimenticabile, uno deprimente, il resto sono per lo più sono così così, che poteva andare meglio ma alla fine non c’era nulla che avrebbe potuto farlo andare diversamente. Poi ci si sveglia sempre prima di tutti gli altri anche se ci si è addormentati alle tre del mattino, si spalanca la finestra e si osserva fuori il vuoto freddo malgrado il sole, con residui di petardi gettati per strada. E a quel punto si fa di tutto per non canticchiare la canzone sul primo dell’anno più famosa – quella di quel noto quartetto iralndese, per intenderci – ma, malgrado gli hard disk strapieni di musica e la collezione di vinile a disposizione, non viene in mente altro e la cosa amareggia non poco. Diamine uno si tiene così tanto aggiornato per scegliere alla fine come sottofondo sonoro mentale il pop degli U2. E poi niente, sostanzialmente è solo una domenica con tutta la sua domenicosità al cubo ché domani ci sarà la conferma che l’improduttività è stata solo una concessione temporanea. Per fortuna, prima di chiudere il post, una canzone a tema viene in mente, difficile però cantarla a meno che uno non sappia urlare così (e oddio, comunque avere l’estensione vocale di Bono non è che sia da tutti). Ah, dimenticavo, buon anno.

cominciamo bene

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Il livello di una civiltà lo si evince anche dal tenore degli artisti ospiti nella trasmissione tv della notte di Capodanno sulla rete ammiraglia, quella che uno tiene come riferimento solo per gli ultimi centottanta secondi di conto alla rovescia, giusto per essere sincronizzati con il resto del mondo e poi, anziché spegnere, lascia lì perché è da non credere.


(nemmeno i Gipsy Kings veri ci possiamo permettere)

(la prima poesia per il nuovo anno)
(prima o poi riusciranno a liberarlo quel benedetto pensiero che da quarant’anni, questi qui, hanno chiuso chissà dove)

tanto rumore per nulla

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Il condominio di fronte al mio, molto più grande e dotato di un parchetto pubblico, si distingue soprattutto la notte del trentuno dicembre. Perché proprio da quel parchetto, allo scoccare della mezzanotte, parte uno spettacolo pirotecnico che non ha eguali, nella zona. E quando parlo di fuochi d’artificio, non esagero dicendo che i loro botti potrebbero essere paragonabili a quelli di qualche associazione Pro Loco in onore del santo patrono. Vanno avanti per un quarto d’ora abbondante, probabilmente ogni anno fanno una colletta o mettono la voce capodanno alla riunione condominiale, e il pagamento della rata successiva comprende anche la quota pro capite a copertura del budget. Preparano tutti i razzi in fila nel giardino comune e poi, messi al riparo (ma non troppo) bambini e animali, accendono la prima miccia e apriti cielo. Noi così ogni anno ci piazziamo sul terrazzo all’ultimo piano del nostro palazzo, riempiamo i bicchieri di spumante e ci godiamo la scena, non senza il timore che qualche razzo sfugga al controllo e ci scoppi sopra o addosso. Perché la cosa potrebbe degenerare se qualcuno, dalla nostra parte, prendesse il tutto come una sfida a chi dà più spettacolo per dare vita a un’escalation degna di Paperino contro Anacleto Mitraglia. No, noi per fortuna non abbiamo un livello di coesione tale da condividere questo genere di festeggiamento partecipativo durante le festività, al massimo si fa l’albero all’ingresso del palazzo e, incontrandosi sull’ascensore, ci si scambia qualche augurio prima di scendere al piano. Quest’anno chissà, forse la crisi e i sacrifici avranno indotto il comitato festeggiamenti del vicinato a un’iniziativa più in sordina, magari qualche miccetta di contorno al tradizionale panettone condominiale. Ma speriamo di no: andrebbe a scemare anche il nostro principale divertimento, non avendo più nessun comportamento altrui da criticare.

capo danno

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Che iella. L’unica volta nella mia vita in cui ho partecipato a un New Year’s Eve party a Londra ho trascorso la maggior parte del tempo nel bagno della casa in cui la festa era stata organizzata piegato in due a dare di stomaco. La qualità degli alcolici non doveva essere eccelsa, in più non ho lesinato in quantità, fatto sta che il clou della festa per me è stato cercare di riuscire a mettere insieme qualche sillaba, che già avrei avuto difficoltà a farlo in italiano, figuriamoci in inglese e con l’obiettivo più che sfocato di spiegare a tutti che quel bagno ormai era inagibile. Un tasso di ubriachezza che se lo raggiungessi ora andrei dritto dritto in coma etilico e, come direbbe mio padre, buona notte al secchio. Ma dev’essere un sintomo della vecchiaia quello di non reggere più la realtà aumentata da alcool, e ripercorrendo alcuni episodi – che da qui giudico oltremodo incresciosi – di perdita di sensi da sbronza, sono più che convinto che, ripetendoli oggi, non ne uscirei vivo. Giuro.

Non hai più il fisico, sento qualcuno ribattere in fondo alla sala ma ho le luci puntate contro e non capisco chi sia, anche se la voce non mi è nuova. Si, mettiamola così, è il mio corpo che cambia. Il lato positivo dell’evoluzione alla sobrietà, nell’accezione principe, è aver potenziato la capacità di riconoscere il punto di non ritorno abbondantemente in anticipo, tanto che si rischia anche di perdere il piacere del bicchiere in più, se non addirittura del primo bicchiere stesso. Ora all’oblio è subentrata l’emicrania, la sciagura del mattino dopo si è amplificata in una vera e propria inagibilità del proprio organismo, quando e se sopravvive. Quindi un sano meccanismo di firewall all’ingresso, chiamiamolo così, preserva me e tanti di voi, ne sono sicuro, dal deja-vu dei peggiori risvegli della nostra vita e dagli improvvisi black-out da sbornia, il buio della mente che ti induce a sparire nel bel mezzo della celebrazione di massa per l’arrivo dell’anno nuovo, questa volta in Italia, mentre gli altri ti cercano perché magari hai tu le chiavi della macchina, e da quel momento è impossibile trovarti. Nei servizi del locale no, per fortuna, meglio non smarrirsi lì soprattutto da un certo istante della serata in poi. Nei divanetti più bui della sala o dietro agli stessi, magari sommerso di cappotti, no nemmeno lì. Al bar a chiedere l’ennesima consumazione, no nessuno ti ha visto. Così a mattino inoltrato ci si raduna proprio intorno all’auto, la tua che dovrebbe riportarci illesi a casa e dopo un po’, ma una mezz’ora buona, ci si accorge che tu se lì dentro, privo di sensi, sul sedile del passeggero reclinato. E proprio quel capodanno lì, dal momento in cui gli altri hanno aperto la portiera che per fortuna non avevi chiuso da dentro, è nata la leggenda di un nuovo sensazionale prodotto per la profumazione degli interni di automobili pensato in esclusiva per te e immesso sul mercato col nome di arbre magique al vomito.

sta in fronte a te

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pochi minuti prima della mezzanotte su raiuno c’era un bambino che cantava o sole mio, seguito da un generale disco samba dopo il countdown (tag: tv pubblica, rete ammiraglia, europa occidentale, italia, 2011)

pochi minuti prima della mezzanotte su raiuno c’era un bambino che cantava o sole mio, seguito da un corale disco samba (tag: tv pubblica, rete ammiraglia, europa occidentale, italia, 2011)

chi scopa a capodanno

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Bell’idea: pulire Napoli entro il 31/12 (qui il post de Il Post), così l’1 mattina è di nuovo daccapo.