la conduttrice del grande fratello #ionondimentico

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Uno non fa tempo a gioire del fatto che i grillisti si dimostrano i mentecatti che sono con la faccenda delle unioni civili che subito sul fronte dei renzisti ne arriva un’altra che ti fa davvero passare la voglia alle prossime elezioni, qualunque esse siano, di stare a casa a vedersi la seconda serie di Fargo dal primo all’ultimo episodio di fila. Ora io cerco di non farne una questione di lottizzazione anche se forse si dovrebbe. La piaggeria con cui Daria Bignardi ha ospitato il nostro presidente del consiglio più volte parla da sé. Non ne faccio nemmeno una questione di competenze nel settore, è comunque una professionista della tv – dal mio punto di vista della tv spazzatura tanto quanto le De Filippi, Perego, Marcuzzi o D’urso, giusto per rimanere nelle quote rosa ma di maschi ancora peggio ce ne sono a tonnellate – quindi un nesso tra la sua carriera passata di soubrette e quella futura di direttore di RaiTre se proprio vogliamo lo si trova. Tanto meno il suo essere moglie o compagna di, che poi passo per un becero maschilista e infatti questo non lo penso nemmeno. Luca Sofri, che peraltro ha gusti musicali discutibili, possiamo ammettere che non c’entri. E se siamo ancora qui nel 2016 a parlare di una cosa successa sedici anni fa è davvero la cartina tornasole che in Italia veramente la storia non ci insegna nulla.

Daria Bignardi, attuale neo-nominata direttore di RaiTre, è stata la conduttrice della prima edizione del Grande Fratello, quello che tiriamo in ballo nelle discussioni quando ci serve un termine di paragone per identificare il peggio del peggio che si sia mai visto in tv. La prima edizione, quella del 2000 e presentata appunto da Daria Bignardi, ce la ricordiamo perché, oltre al fatto di avere dato il la a tutta la caterva di merda televisiva prodotta da allora, come se non fosse bastata quella che già c’era prima, ha portato alla ribalta gente del calibro di Pietro Taricone e Rocco Casalino, attuale responsabile comunicazione dei grillisti e il cerchio potrebbe chiudersi qui. Ci sono certe cose che hanno contribuito a farci diventare le bestie che siamo, e tra queste c’è sicuramente anche il Grande Fratello. Non so se Daria Bignardi si sia pentita o meno di quell’esperienza. Ma sono certo che sapesse perfettamente di cosa si trattava, di che tipo di programma fosse, delle conseguenze che guarda un po’ paventavano tutti e che infatti si sono avverate e non so dirvi in che percentuale la causa sia il Grande Fratello. Ritengo quindi Daria Bignardi un po’ responsabile di tutto ciò, essendosi prestata al successo dell’iniziativa. Alcuni sostengono che da allora ad oggi ha fatto ennemila cose, ma io l’ho sempre vista farle con lo stesso approccio da conduttrice del Grande Fratello.

Sono convinto che nessuno di noi avrebbe mai offerto a Daria Bignardi la carica di direttore di RaiTre se non altro per un fattore simbolico. Che messaggio dai se metti in mano a un individuo che ha contribuito a farci diventare le bestie che siamo quello che è sempre stato un elemento di cui una certa fetta di italiani – che in parte votano pure il partito di Renzi – possono vantarsi almeno un pochino? Oppure RaiTre è già diventata una merda come le reti Mediaset che hanno lanciato Daria Bignardi e il Grande Fratello? Non so voi, ma lottizzazione a parte a me sembra più una provocazione bella e buona, come quelle che faceva Berlusconi ai tempi, vi ricordate? Vi ricordate Berlusconi, almeno?

per fascia di età

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C’è chi si disorienta, ne sono sicuro. Chi ne prende atto e lascia che seguano il loro corso. C’è anche chi si fa entusiasmare dall’evoluzione delle cose, intese come i fatti e gli avvenimenti ma anche come le cose nell’accezione latina del termine, che con l’avanzare degli anni acquistano significati differenti e vengono percepite in modo sempre nuovo e diverso a seconda dello stadio di crescita. E ci mancherebbe altro, direte voi. Sai che noia vedere tutto sempre con gli stessi occhi di quando si era giovani e poco realisti. Vengo al punto.

Un paio di sere fa ho seguito qualche frammento di un programma tv che va molto di moda e che si intitola “Le invasioni barbariche”, condotto da una ex presentatrice del “Grande Fratello”, ma se è vero che le persone crescono e cambiano, come ho appena sostenuto poco fa, potremmo anche metterci una pietra sopra e dare all’ex presentatrice del Grande Fratello una seconda possibilità. L’incipit è stato un quadretto che mi ha messo a disagio per l’imbarazzo, un tete a tete tra Saviano e Jovanotti, quello di “Sei come la mia moto” per intenderci. Ma ho pensato che se l’avessi seguito a diciott’anni – non ai miei diciott’anni perché non credo che Joe Strummer si sarebbe giammai reso disponibile per un programma di quel genere, ma ai diciott’anni di un diciottenne di oggi – probabilmente mi sarei riempito di orgoglio per questo tipo di dialoghi tra icone pop che piacciono tanto al pubblico delle “Invasioni barbariche”. Vuoi la sovraesposizione del primo, vuoi l’onnipresenza sopra le righe del secondo, ho fatto un bel sospiro, ho chiuso gli occhi e deciso di portare pazienza sperando in tempi migliori.

Poi c’è stato il momento dell’intervista dell’ex conduttrice del “Grande Fratello” a Saviano, e ho pensato che se avessi avuto venticinque o trent’anni – non i miei venticinque o trent’anni perché non credo che Sergio Zavoli avrebbe condotto un’intervista così, ma i venticinque o trent’anni di un uomo di trent’anni circa di oggi – tutto quel compiacersi dell’essere nel posto giusto al momento giusto mi sarebbe sembrato manna da intellettuale, l’avrei persino videoregistrato in qualche modo per fermare quello scambio di mimiche speculari e tentarne addirittura un’esegesi dal punto di vista delle tecniche di comunicazione del giornalismo d’intrattenimento televisivo in ottica PNL.

Così finalmente sono entrato nell’età adulta giusto in tempo per l’ora di intervista di Lucia Annunziata a Mario Monti di ieri, e ho immaginato che a quarant’anni – non con i miei quarant’anni perché dubito che Enzo Biagi avrebbe fatto quel tipo di domande con quel tipo di presunzione ma con i quarant’anni di un adulto di oggi – mi sarei sentito finalmente tranquillo con un’autorità di quel calibro al governo, e avrei comprato Repubblica il giorno dopo per leggere gli approfondimenti (magari di D’Avanzo) e scoprire le reazioni del panorama politico.

E infine c’è ancora quella stessa intervista di Lucia Annunziata a Mario Monti seguita però da un quasi quarantacinquenne, un quasi quarantacinquenne di oggi, che riesce incredibilmente a separarne la fruizione vedendo e ascoltando solo le convincenti affermazioni del Presidente del Consiglio più preparato e competente delle ultime legislature. Il resto, le domande e i tentativi fuori luogo di primeggiare nel faccia a faccia da parte della giornalista, miracolosamente svaniscono come tutte le altre cose minuscole, osservate da questo privilegiato punto di vista.