la differenza di età, istruzioni d’uso

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Uno dei cavalli di battaglia di noi persone anziane è lo sforzo di insegnare al prossimo che non bisogna vedere quanto manca al completamento della barra di caricamento ma osservare con soddisfazione la percentuale già colorata. Tanto è più ampia la parte completata – spero mi stiate seguendo in questa metafora presa dall’informatica – tanto è più vasta la gamma di quello che avete a disposizione. Cose vissute, lette, commentate, dipinte, suonate, raccontate, ascoltate, eseguite, costruite, plasmate, colorate, piantate e innaffiate, ristrutturate, fatte e disfatte e poi rifatte ancora. Nessuno di quelli che la barra ce l’ha più piccola potrà mai superarvi in questo e a chi si vanta che per lui prima di arrivare al 100% ne passerà di acqua sotto i ponti voi, che magari siete già a tre quarti, intanto ditegli di impegnarsi ad arrivare al punto in cui vi trovate – non è poi così raro che il sistema vada in crash e che occorra riavviare tutto, ma poi vediamo il modo in cui si ravvierà, magari in un’oca francese destinata a diventare paté – e poi ritenetevi liberi di pensare (ma questo non diteglielo) che hanno molte più possibilità di fare cazzate anche gravi e che, a tutti gli effetti, nessuno può considerarsi più fortunato dell’altro. E a quelli che la mettono sulla seduzione, che di questi tempi sembra essere lo specifico degli esseri umani quasi più del modo in cui impiattate le pietanze, voi rispondetegli che dall’alto della vostra vecchiaia aumenta a dismisura lo spettro di gente di cui è possibile sentirsi attratti. Fategli presente che non esercitate il diritto a manifestarlo per ovvi limiti di decenza e di buon gusto, ma che tutto sommato è bello lo stesso. Per non parlare della mappa dei ricordi da consultare al riparo dal vento caldo alla ricerca della direzione giusta come si faceva fermi alla stazione di servizio in viaggio su automobili tutte scassate o in balia di sandali al caldo delle capitali europee in estate, su e giù dai mezzi pubblici. Mi piace essere arrivato al punto in cui due dimensioni non sono più sufficienti per visualizzarla tutta insieme ma ci vuole uno di quei sistemi come la Geode di Parigi dove si vedono i film a 180 gradi, sdraiato con l’odore di ragazzini entusiasti per lo spettacolo, nel buio in attesa che cominci e con il naso all’insù.