alcuni aneddoti dal mio futuro

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l’artista è passato – day #8

Mi piacciono i film sulla seconda guerra mondiale perché, qualunque sia la trama, finiscono bene e i nazisti ne escono sconfitti. Ancora più belli sono i film in cui c’è la caccia ai nazisti e finisce che li fanno fuori tutti, penso alla scena trionfale di “Bastardi senza gloria”. Nell’ottavo giorno di clausura da coronavirus ho iniziato “Hunters” su Amazon Prime, una serie che se vi piacciono le storie in cui le vittime dell’olocausto si vendicano sui loro carnefici è perfetta. Mentre assistevo alla prima puntata pensavo che potrei scrivere un racconto o un libro in cui ci sono dei nazisti che vengono uccisi uno ad uno. Una trama semplice composta da una lunghissima sequenza di nazisti che si prendono pallottole in fronte. Detta così potrebbe sembrare un romanzo noioso ma sono sicuro che avrebbe successo tra quelli come me che hanno sete di giustizia universale.

In realtà oggi ho infranto la quarantena per trascorrere una buona mezz’ora in coda all’ufficio postale a ritirare un pacco. C’era parecchia gente, costretta dal direttore della filiale ad attendere fuori senza nemmeno poter prendere il biglietto della fila. Ordini superiori, rispondeva a chi gli chiedeva spiegazioni. L’ordinanza della Regione vieta gli assembramenti nei luoghi pubblici. Non c’era uno in attesa che non si lamentasse ad alta voce per la cattiva gestione, per le disposizioni sovradimensionate in materia di prevenzione, per il terrorismo psicologico dei media e per tutte queste teorie mescolate l’una con l’altra. Un cretino sosteneva addirittura che il vero virus sono i nostri governanti, una bella frase d’effetto che avrà letto chissà dove su Facebook.

E, a proposito di social media, oggi io mi sono sentito come quel meme di Pablo Escobar che aspetta in diverse posizioni, avete presente? Un’ulteriore settimana di sospensione dell’attività didattica mi ha messo giù di corda. Come se non bastasse, in giornata abbiamo anche appreso la notizia della morte di Ulay, l’artista ex compagno di Marina Abramovich. Quando ho assistito a quel lungo addio che si sono dati seduti l’uno di fronte all’altra al Moma, durante la performance “The Artist Is Present”, mi sono chiesto come sia possibile che due come loro decidano di prendere strade diverse. Come fa l’amore nato dall’arte e per l’arte a separare le persone. Per me non esiste nulla di più longevo.

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