alcuni aneddoti dal mio futuro

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viventi e non viventi – day #56

La cosa che mi piace meno della scuola è la rigidità o, meglio, la mancanza di flessibilità. Il programma dice che nel tempo x devi arrivare da A a B e raggiungere gli obiettivi C e D che a leggerlo così sembra proprio il testo di un compito di matematica o di fisica, e quindi ci sta. Poi tuo fratello ti fa un dispetto e ti rovescia a colazione il latte con l’Ovomaltina sul quaderno sul quale hai risolto quel problema lì e che devi consegnare alla prof alla prima ora. Nella metafora, tu sei la scuola e tutto il resto l’imprevisto che, di questi tempi, ha le fattezze di un virus. Che fare?

L’insegnante di italiano di mia figlia – se non ci fosse la pandemia saremmo dalle parti del momento più caldo e decisivo del secondo quadrimestre di una terza liceo – ha dato da leggere “Il decamerone” nella versione di Aldo Busi (non trovo l’emoticon della faccina con il vomito, perdonatemi) e il “Principe” di Machiavelli. Il fatto è che, non so se l’avete notato, ma la situazione che stiamo attraversando non è proprio delle più accomodanti. Io, per dire, ne avrei approfittato per far riflettere i miei alunni adolescenti con il supporto di letture in grado di farli sentire a loro agio con il presente. Si legge e se ne parla, si legge e se ne parla, e il programma di fine terza – che, detto tra noi, è una bella rottura di coglioni – può anche andare a farsi fottere in terapia intensiva. E lo so che le novelle del Boccaccio e la peste e il Machiavelli e il servitore dello stato, però non si può rimandare tutto questo in quarta a coronavirus debellato? Va bene ma – direte voi –  e poi il programma di quarta?

Non deludetemi. Avete mai sentito di qualche essere umano deceduto per colpa di una parte pallosissima della letteratura italiana svolta in meno tempo rispetto a quanto tradizionalmente ci viene chiesto di dedicare in classe? Poi, lo sapete, se fosse per me nel triennio delle superiori si studierebbe solo l’ottocento e il novecento in ogni disciplina e con un’ampia occhiata a quello che succede anche fuori dal Regno d’Italia. Comunque, considerata l’emergenza globale, cari colleghi delle superiori potevate approfittarne per mescolare un po’ le carte in tavola. Avete la fortuna di trovarvi al cospetto di un’intera generazioni di studenti costretta a usare Internet per trovare le informazioni, cercate di approfittarne un po’.

Io, che sono un neofita della didattica e anche un po’ cialtrone, mi sono sentito in colpa perché tutte le mie colleghe della prima hanno spiegato ai bambini le differenze tra esseri viventi ed esseri non viventi, d’altronde il programma lo prevede. Io credo che un bambino di sei anni ci arrivi da solo, a distinguere un essere vivente da un non vivente. Certo, ci sono casi limite in cui uno ci deve pensare un po’, ma si tratta di dettagli che andranno affrontati più avanti con lo studio delle scienze. Così, per non essere da meno, ho fatto il mio video con la versione da poracci di Powtoon e l’ho condiviso alla classe, chiedendo in cambio di mandarmi una foto di un vivente e un non vivente che hanno in casa. Uno tra i svariati Leonardi che ho in classe mi ha mandato, come esempio di essere vivente, la foto di suo fratello. Ciao maestro, mi ha scritto, come essere vivente ho scelto mio fratello. Non c’è niente di male e, come saprete, l’esempio è corretto, ma mi ha fatto ridere. Ecco, forse la prof di italiano di mia figlia avrebbe voluto dare da leggere “Guerra e pace” o “Furore” di Steinbeck o “Pastorale americana” ma poi si è arresa e ha scelto come i suoi colleghi i non viventi (passatemi anche questa metafora) e lo so che non è letteratura italiana ma la letteratura è comunque letteratura e anche quella straniera, tradotta in italiano, non fa tutta ‘sta gran differenza. A meno che non siate rigidi anche voi come questa scuola. Spero di no, perché, credetemi, fa scappare tutta la voglia.

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