alcuni aneddoti dal mio futuro

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musica ignorante

Nelle competenze previste per la proposta di educazione civica applicata in modalità interdisciplinare, sulla documentazione ufficiale, alla voce musica per la classe seconda primaria si legge “Interpretare i temi ed i contenuti della musica colta, con la capacità di cogliere spunti e supporti in un’ottica multidisciplinare”. La presenza dell’aggettivo “colta” mi ha fatto venir voglia di stracciare ciò che stavo leggendo, se ciò che stavo leggendo non si fosse trovato su un file di Word, per giunta impaginato da cani, in tipico standard da scuola pubblica.

Con le espressioni musica colta, seria, d’arte, dotta e aulica – riporta Wikipedia – ci si riferisce a tutte quelle tradizioni musicali che implicano avanzate considerazioni strutturali e teoriche e che siano inscrivibili in una tradizione musicale scritta. La nozione di musica colta è frequentemente legata alla distinzione che se ne fa in musicologia dalla popular music (rock e pop) e dalla musica cosiddetta tradizionale (cioè il folk).

La musica colta è qualcosa di straordinario. Ma limitarsi a questo, nell’educazione musicale, è fortemente riduttivo. La musica colta sta alla popular music come ittiti e sumeri stanno al 900 in storia. Nel senso che i nostri ragazzi arrivano alle superiori avendo chiaro il codice di Hammurabi ma senza conoscere la data dell’unità d’Italia o l’anno in cui le loro nonne hanno potuto votare, in quanto donne, per la prima volta. Non sto dicendo che il passato remoto sia meno importante rispetto al passato prossimo. Anzi, sì. Dirò di più: lasciamo ittiti e sumeri a chi vorrà aumentare le schiere degli archeologi disoccupati e diamo un po’ di contemporaneità in più ai nostri bambini, vi assicuro che sono in grado di comprenderla allo stesso modo della mitologia dei popoli antichi.

Per la musica vale la stessa cosa. Modelli così distanti nella sensibilità di chi vive il duemila e venti trasmettono la percezione dell’arte frutto di un linguaggio che non appartiene a nessuno – o almeno non in vita – tantomeno al pubblico. Io mi batto per far sì che i miei alunni siano in grado di interpretare i temi di tutti i generi musicali, intercettando i loro ascolti per proporgli link, comparazioni, alternative, approfondimenti. In tutto questo c’è spazio per la musica colta, ma da quando la musica di consumo di tutti i tipi ha imposto il suo monopolio nella nostra società, trovo anacronistico riferirsi solo alla classica (compresa la classica contemporanea che poi, diciamoci la verità, quale docente di musica è in grado di insegnarla?). E allora il jazz? E allora i King Crimson? E allora il PD?

C’è anche chi pensa che, se esiste una musica colta, è perché c’è una musica ignorante. Ora, guardate i vostri figli. Guardate i compagni di classe dei vostri figli. E tra tutte quelle menti coperte da cappucci in felpa nei quali si rifugiano per compensare la mancanza di uno spazio tutto loro, provate a spiegargli perché la musica che ascoltano tra di loro è ignorante mentre quella che ascoltano a scuola è colta. Chiedete a loro quale preferiscono, in quale si ritrovano, quale comprendono, quali generi sono più in linea con il modo di fornire una sintesi del mondo che abitano. E poi chiedetegli se si divertono a scuola.

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