buon ddi

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Anche oggi la rassegna stampa dedicata alla pandemia dei giovani, alla didattica a distanza e alle sue conseguenze è piuttosto ricca.

Su “Rivista Studio” si trova un’intervista al neuoropsichiatra Stefano Benzoni, autore del libro “FIgli fragili”. Si parla della

straordinaria importanza di rimettere il corpo al centro della nostra prospettiva pedagogica. Questo significherebbe aprirsi a esperienze didattiche che partano anche da una concezione nuova e più attuale degli spazi fisici della scuola, da ripensare appunto come luoghi nei quali i corpi degli studenti possono fare esperienze, non come contenitori da sterilizzare e ove impartire istruzioni dall’alto a classi composte e seriali.

e di assuefazione digitale, laddove

La pandemia ci ha permesso solo di assaporare – con il gusto amaro di una dieta obbligata – gli effetti esasperati di un futuro prossimo. Non dovremmo dimenticarci però che la strada verso questo futuro l’avevamo intrapresa volontariamente ad ogni giro di shopping pre-natalizio, ad ogni acquisto di tablet, smartphone e consolle, votando la prole al suo destino digitalizzato. Le cose dunque non solo probabilmente non cambieranno quando – come si dice – “questa cosa della pandemia sarà finita”, ma è probabile che l’ubriacatura tecnologica generi presto nuove dipendenze e nuove assuefazioni.

e ancora

«Fino a che punto», dice Vergani, «l’impersonalità seriale» tipica dei “dispostivi educativi […], che impongono la rimozione dei volti e dei corpi – una neutralità relazionale coerente con il nostro sistema economico che riduce l’uomo a strumento e a funzione – non comporta la rimozione dell’altro e dunque l’indifferenza?». La violenza cresce nell’anonimato dei volti di chi soffre, nella neutralizzazione dell’altro a mero e impersonale pannello, a nome e numero in una chat. Anche su questo fronte, si dovrebbe ammettere, la Dad sembra aver gettato benzina sul fuoco.

per chiudere con un’amara consapevolezza:

Aspettare il futuro dell’immaginazione, finiti i guai, per tornare a vivere, è un’illusione alienante. Aggrapparci al nulla non è una buona idea per strapparci dal nulla.

Tutto questo alla luce delle proposte del ministro Brunetta sullo strumento concorsuale come piattaforma di selezione del personale della PA e della puntata di ieri sera di Data Room di Milena Gabanelli dedicata alla nuova giungla delle sigle anti-Covid, che riguardano anche la il mondo della didattica.

Segnalo infine la newsletter di Luca De Biase Media Ecology, in cui l’autore raccoglie ricerche e analisi sull’impatto della scuola nella polarizzazione sociale.

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