residenti resilienti

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Verso la fine degli anni 90 tra gli appassionati delle vacanze in Francia era d’obbligo la consultazione di Homelidays, uno dei primi siti web grazie al quale era possibile entrare in contatto con chi offriva in affitto case o camere e contattarli comodamente in inglese via e-mail, evitando momenti imbarazzanti al telefono a causa del nostro francese improvvisato. E lo so che sicuramente tra di voi c’è qualcuno che ha usato un altro portale simile prima di quello e non vi biasimo, d’altronde la frenesia di assicurarsi una posizione pioneristica dell’Internet, ai tempi dei socialcosi, è difficile da contenere.

Il successo di Homelidays è provato dal fatto che, con il tempo, è stato assorbito da un’organizzazione più strutturata e poi da un’altra più grande ancora, ma questo è stato il destino di tutte le iniziative del settore turistico fai-da-te che, pian pianino, sono convogliate tutte sulla piattaforma Airbnb, mentre anche i proprietari di strutture vi si trasferivano perché c’è più pubblico e i motori di ricerca ti ci riportano sopra, volente o nolente.

Lo scambio di case contiene l’essenza dell’ospitalità e del viaggio, sia che qualcuno vi lasci le proprie cose e si fidi ciecamente di chi vi soggiorni, sia che metta sul mercato appartamenti acquistati ad hoc, facendo diventare l’essenza dell’ospitalità di cui sopra un business. Saprete meglio di me che gli abitanti dei quartieri più caratteristici delle città sono su tutte le furie proprio per questo. Le case si svuotano di chi ci vive e si riempiono di turisti mordi e fuggi e i quartieri più caratteristici delle città attirano esercizi commerciali e servizi per i turisti mordi e fuggi snaturando l’essenza del posto. Un forma di gentrificazione a tutti gli effetti difficile da contenere perché fonda le sue radici nell’economia nata sul web e, quindi, per forza di cose, democratica, laddove è democratico tutto ciò che è impossibile da regolamentare perché voluto dal basso e sostenuto dalla gente. Il fatto è che la filosofia del CouchSurfing degli albori della rete non ha retto all’impatto della venalità. Un’epoca dorata in cui la smania di guadagno viaggiava sui modem a 56Kbps e c’era tutto il tempo per filtrare le cose con l’umanità.

In famiglia abbiamo ancora il vezzo di affittare gli appartamenti quando viaggiamo, preferendo di gran lunga questa formula all’albergo. La casa ti permette più intimità, la possibilità di usare la cucina, e nel caso in cui trovi qualcuno che ti lascia il posto in cui vive per i giorni richiesti, trovi quel calore che una camera di hotel, anche con decine di stelle, non restituirà mai. Le più accoglienti che ho trovato sono quelle francesi, forse perché sono loro ad aver inventato l’approccio di Homelidays e sono rimasti ancorati a quel modo di ospitare gli estranei. Anni fa, nell’appartamento a Parigi in cui ho soggiornato, c’era un pianoforte a coda pazzesco e vi giuro che non sarei più uscito di casa. In questo momento mi trovo a Lione nell’appartamento di un’artista che, oltre a tutti i suoi quadri in mostra sulle pareti, ci ha lasciato anche un formidabile gatto certosino. Da ospite, la cosa mi fa sentire doppiamente in vacanza, fermo restando che casa mia non la affitterei mai a nessun sconosciuto, ma forse nemmeno a gente che conosco, e tantomeno il mio gatto.

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