non guardo la tv

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Nel corso della semifinale di X Factor Manuel Agnelli ha ripercorso le esibizioni dei Bengala Fire snocciolando, autore per autore, le loro cover presentate nel corso delle puntate come se suonare in un talent mainstream canzoni degli Interpol o dei Fontaines D.C. fosse una cosa che succede tutti i giorni. Qualche settimana fa Emma Marrone ha scelto, per il concorrente Gianmaria, “Io sto bene” dei CCCP, resa peraltro in una versione davvero azzeccatissima. Mentre non ho dubbi sul fatto che Agnelli e i Bengala Fire annoverino, tra i loro ascolti, le band che hanno suonato, sono sicuro che Emma e il suo giovane talento – che sarà sicuramente il vincitore della nuova edizione del programma – non avessero idea di chi fossero i CCCP prima che i consulenti artistici della squadra pensassero per Gianmaria il celebre brano di punk filosovietico. Gianmaria stesso li ha chiamati CCP, omettendo una esse cirillica, e non credo che Emma, considerando il background che le ha aperto le porte di Amici e che la collaborazione più alternativa l’ha vista al fianco di gente del calibro dei Modà, li avesse mai ascoltati prima. Avete notato l’artificiosità con cui la giudice leggeva il copione alla sua postazione al momento di presentare il pezzo? Ma comunque il fatto che ora la sua collezione di dischi includa anche “Affinità e divergenze” non può che farmi piacere. Possiamo ringraziare X Factor quindi di aver contribuito a scardinare l’approccio popcentrico della musica in tv e di aver acceso la curiosità del pubblico (e degli addetti ai lavori nazionalpopolari) verso mercati non tanto sommersi – nel senso di underground – ma considerati superflui da una formazione musicale generalista che impone un’accezione della trasgressione e del rock esclusivamente secondo canoni consolidati. Quelli – per dire – che ci fanno gridare al miracolo con i Måneskin.

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