senza rete

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Mia figlia sta per sostenere la maturità. A pranzo parlavamo del senso di sottoporsi a prove in cui si scrive a penna su un foglio e con il divieto di usare Internet. Così, per dimostrarle l’utilità di tutto questo, le ho fatto l’elenco delle professioni ma anche delle situazioni nella vita di tutti i giorni in cui si scrive a penna su carta e non si usa la rete, e che riporto qui di seguito nello stesso ordine in cui mi sono venute in mente:

 

 

 

 

Vero? E voi, prima di commentare, leggete bene:

  • non ho scritto che non si debba insegnare più a scrivere a penna su carta perché, comunque, resta la nostra più personale, intima e immediata arma comunicativa, ci sono gli studi neuropsichiatrici che ne sanciscono il primato e non ho alcun dubbio sul fatto che, scrivere a penna su carta, ci costringa a organizzare ciò che sappiamo in un modo che non ha eguali (la cui utilità, comunque, è sicuramente sacrosanta nel mondo come lo abbiamo conosciuto trent’anni fa e che, siccome è stato perfetto per noi, giochiamo a credere che è ancora tale e quale oggi. Ma, quanto servirà tra cinquant’anni, quando sarà quasi un secolo in cui utilizziamo Internet e un dispositivo per fare qualunque cosa, è tutto da vedere e non ho detto che sia meglio o peggio, sia chiaro);
  • non ho scritto che non bisogna più constatare e valutare le competenze e e le conoscenze dei nostri ragazzi tramite un esame finale al termine di un ciclo di studi. Per verificare se un alunno ha studiato e sa quello che gli abbiamo insegnato resta comunque la possibilità di sottoporlo a un esame orale in cui posso assistere alla soluzione di un calcolo in tempo reale, una traduzione di latino per accertarmi se conosce i meccanismi della grammatica, e mille altri casi specifici per ogni disciplina che si insegna a scuola.

Mi chiedo il senso di una prova scritta a mano su carta e svolta con il divieto di usare Internet, che secondo me è come dire continuiamo a lavorare, leggere e fare le nostre cose solo con la luce del giorno perché c’è il divieto di usare la luce elettrica, oppure scaldiamo il pranzo di ieri con il calore del nostro corpo perché c’è il divieto di accendere i fornelli. Internet è una commodity come l’energia elettrica o il gas o la benzina o qualunque cosa oggi diamo per scontato per fare qualunque cosa. Perché devo sforzarmi a pensare a portare a termine un lavoro, una prova o una qualunque attività facendone a meno, se non per scrivere su Facebook che sono un luddista o che vivo con gli elfi solo come un cane nei boschi dell’Appennino?

Dico solo, e qui lo ribadisco: perché non ci si sforza per pensare a una prova scritta che, per essere portata a termine nel migliore dei modi, renda necessaria la capacità di cercare e trovare le informazioni giuste in Internet, la loro rielaborazione tramite le competenze e le conoscenze degli alunni, il loro confezionamento magari sullo strumento o sulla piattaforma online o offline più adeguata? Il divieto di usare Internet a scuola mette ancora al centro l’antitesi tra scuola e Internet, tra adeguatezza della didattica e vita e società contemporanee, tra giovani e mondo che dovranno abitare, tra teoria e pratica.

 

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