grazie

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Ci sono mestieri in cui una delle prime cose che t’insegnano è che non devi dire grazie ogni volta che qualcuno ti passa un martello, ti tiene ferma una trave mentre la inchiodi o ti raccoglie un bullone che è volato giù mentre sei in cima a una scala. Sono gesti che fanno parte del lavoro quotidiano, componenti ordinari che, rimarcati, rischiano di svilire un feedback che fuori dal contesto professionale incarna il riconoscimento della gentilezza con adeguate buone maniere. Non credo c’entri il fattore linguistico. I ponteggi intorno al mio palazzo sono una babele di carpentieri in cui si opera per mettere a punto la riclassificazione energetica dell’edificio, gente proveniente da diverse parti del mondo ma che, abitando in Italia, si esprime con la lingua del lavoro che fanno nel posto in cui lo esercitano, per cui c’è un solo grazie ed è in italiano ma glielo senti proferire solo quando gli offri un caffè mentre stanno montando pannelli al tuo piano o, come successo lungo quest’estate torrida finalmente agli sgoccioli, in risposta quando ti chiedono dell’acqua. Il problema è che, a meno che tu non sia una bestia, ai più viene naturale. Quando qualcuno invia comunicazioni alla mailing list dei colleghi – in tutto siamo quasi duecento insegnanti – passa una manciata di minuti ed è tutto un rimbalzare di email di ringraziamento inviate non al mittente ma al gruppo stesso. Anche su cose di poco conto l’usanza è sempre la stessa. Non è la fine del mondo, sia chiaro. Basta cancellarle una ad una man mano che si ricevono, oppure organizzare GMail in modo che annidi tutte le conversazioni dello stesso soggetto e lasciare che quel sottoinsieme si gonfi di mail di ringraziamento e eliminarlo una volta per tutte alla fine, e il fastidio è ridotto al minimo. Qualche volta mi vien voglia di intervenire e di mandare una mail a tutti chiedendo di non ringraziare in massa per ogni cosa inviata, oppure scrivendo che diamo per scontato che il primo che risponde con un grazie vale per tutti gli altri. Ma mi sembra un gesto poco corretto, quello di limitare la gentilezza spontanea dei miei colleghi e le loro buone maniere. E poi sono certo che, in risposta, mi ringrazierebbero tutti per l’idea, e così saremmo daccapo.

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