una volta qui era tutta campania

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Nel quadernone di matematica di Belen sembra che un ordigno sia esploso scaraventando numeri, parole e frammenti di essi alla rinfusa. Anche le figure geometriche hanno tutta l’aria di esser state bombardate: quadrilateri con tetti che crollano e pareti ridotte in macerie, e cerchi che ricordano le poltrone a sacco su cui perdeva l’equilibrio il buon Fracchia. E, tutto intorno, macchie di cancellature, strappi e buchi nei fogli, riconducibili al punto della deflagrazione di cui sopra. Se non fossimo persone che non si lasciano avvincere dal fascino della semplificazione e dei luoghi comuni, potremmo dimostrare che il disordine e l’incuria con cui gestisce il suo materiale riflettono perfettamente la situazione famigliare. Il padre (originario della provincia di Napoli, uno che si mette il gel e non si sa bene che lavoro faccia ma guida un’auto da serie Netflix sulla criminalità e sul profilo Facebook ha impostato una foto con la faccia parzialmente coperta dalla mano con il dito medio – tatuato – alzato verso l’obiettivo, diretto cioè verso il mondo e anche me) e la mamma (nata nel centroamerica e con quel piglio aggressivo di partenza, indipendentemente da quello che le devi comunicare) si stanno separando. Almeno così mi ha fatto comprendere la madre durante un colloquio a metà anno, anche se spesso li vedo recuperare Belen e il fratello, a cui hanno dato un nome altrettanto in linea con l’immaginario Mediaset, insieme.

Nonostante questo, Belen si conferma una delle mie preferite per due, anzi, tre motivi. Il primo è che pratica questo disinteresse totale per la scuola, in linea con i genitori che non credo abbiano mai firmato una delle disastrose verifiche della figlia, con una coerenza encomiabile. È così in tutte le materie e, dalla prima alla quinta, la mia collega ed io non dico che le abbiamo provate tutte ma ne abbiamo provate abbastanza, e quelle che abbiamo provato non hanno avuto alcun successo. Evidentemente, parlo per me, non sono all’altezza di suscitare a lei, e di conseguenza alla famiglia, il benché minimo interesse verso la scuola. Belen se la cava però straordinariamente in due cose, che coincidono con gli altri due motivi per cui la stimo. Intanto in Inglese è tra le migliori della classe, una materia che non studia come le altre ma che coltiva seguendo cartoni e serie tv in lingua e, soprattutto, frequentando l’umanità di TikTok.

Poi sa cantare alla perfezione le canzoni di Geolier. E quando scrivo alla perfezione è perché, oltre a conoscere a memoria tutte le parole dei testi che, come sapete, sono in dialetto stretto napoletano, è in grado di eseguire perfettamente tutte le mosse – principalmente studiate per gli arti superiori e il viso, in quanto pensate per TikTok – che le convenzioni di TikTok appunto impongono all’interpretazione delle canzoni dei cantanti di grido. E ancora, se non fossimo persone che non si lasciano avvincere dal fascino della semplificazione e dei luoghi comuni, legheremmo la sua principale peculiarità, una resilienza a ciò che comunemente riconduciamo al fallimento scolastico fuori del comune, a questo mix esplosivo tra le culture del papà e della mamma.

Forse perché per Belen non costituisce affatto un fallimento, il non aver raggiunto un obiettivo che è uno in matematica, da quando la conosco. La materia prima della sua resilienza fuori dal comune è stare su un pianeta che non è lo stesso in cui abitiamo noi insegnanti, i compagni, in cui c’è un edificio scolastico con le aule e i suoi laboratori. Belen vive in una dimensione parallela in cui queste cose sono invisibili, un secondo pianeta Terra fatto e finito esattamente come il nostro dove però non si studia per acquisire le competenze che poi, nella vita, permettono di vivere indipendenti dagli altri e da tutto. Un secondo pianeta Terra in cui si va in crociera con il papà per dieci giorni così, durante lo svolgimento regolare delle lezioni, senza avvisare nemmeno i docenti. Ma mica per altro, giusto per non farli preoccupare, se l’avessimo saputo prima di certo non le avremmo dato dei compiti da svolgere per non rimanere indietro, anche perché tanto non li avrebbe fatti.

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