Ma andiamo al nocciolo, e prendiamo i 60 di Pietro e Gigetto. La loro musica da ballo ĆØ quella: valzer, mazurche e tango. Negli anni 60 hanno sessantanni. E la loro generazione, nel loro caso peraltro di estrazione contadina, ha avuto altro a cui pensare che lāemancipazione della cultura giovanile. Quando cioĆØ gli under 20 sono diventati un movimento, dal ā68 in poi. Non hanno quindi uno specifico musicale (non so se si dice cosƬ, ma passatemi il termine) di riferimento, giusto? Continua a leggere (da Alcuni aneddoti dal mio futuro del 27/01/2011)
In estate, come tutti, tengono la finestra aperta, ma con la tv sempre ad alto volume all’ora di cena, quei programmi che più ne indovini più alimenti la speranza di toccare il milione, la faccia onnipresente del gerriscotti di turno che si vede anche da qui sul loro schermo a non so quanti pollici. E poi quel vizio di parlarsi, lei alla finestra mentre mette su il soffritto alle nove del mattino, lui sotto che ha sempre qualcosa da fare con il garage aperto. Fa, briga, svita, pittura, ramazza, smonta, rimonta, cerca, trova. E lei che lo chiama ma lui ha la faccia dentro la cassetta degli attrezzi e non può rispondere, magari ĆØ anche un po’ duro d’orecchi. Allora grida il suo nome più forte, e lui risponde urlando, e cosƬ per ogni nonnulla. Per non parlare delle conversazioni al telefono. Lo faceva anche mia nonna: più l’interlocutore chiamava da lontano, più forte parlava per coprire meglio la distanza.
Ma andiamo al nocciolo, e prendiamo i 60 di Pietro e Gigetto. La loro musica da ballo ĆØ quella: valzer, mazurche e tango. Negli anni 60 hanno sessantanni. E la loro generazione, nel loro caso peraltro di estrazione contadina, ha avuto altro a cui pensare che l’emancipazione della cultura giovanile. Quando cioĆØ gli under 20 sono diventati un movimento, dal ’68 in poi. Non hanno quindi uno specifico musicale (non so se si dice cosƬ, ma passatemi il termine) di riferimento, giusto? SƬ, ci sono stati i fenomeni della loro epoca, Natalino Otto e il Quartetto Cetra. Ma di certo non sono stati ispiratori di un modello socio-culturale, visto che – ripeto – avevano bel altri pensieri per la testa. Per esempio, come riempire la pancia.
Ora, prendo come esempio un qualsiasi sessanta-settantenne del 2011. Pensando a chi ha 70 anni oggi, ĆØ sufficiente una sottrazione per avere l’anno di nascita: 1940. Il che significa che nel 1970 aveva 30 anni, corretto? E che dai 20 ai 30 anni, cioĆØ dal 1960 al 1970, dovrebbe aver ascoltato Elvis, i Beatles, i Rolling Stones, magari ha acquistato Deja Vu di Crosby, Stills, Nash & Young quando ĆØ uscito, nel 1970. A 30 anni, era il 1997, compravo ancora dischi underground. Fatemi l’esempio di un disco uscito nel 97. Ecco, il primo album dei Subsonica. L’ho acquistato, e sono andato pure al loro concerto, in un centro sociale. E li compro tuttora, i dischi. Si, lo so, ne scarico anche molti, ma questo ĆØ un altro thread. Mia nonna Pina (moglie di Gigetto) probabilmente ha iniziato ad usare l’espressione “Bitter”, una dialetizzazione dell’inglese “beat”, termine con cui definiva ogni giovane di allora con i capelli lunghi negli anni ’60. E tutti i giovani ribelli dei decenni successivi, me compreso, erano bitter. Anche questo ĆØ un altro thread, ma ci tenevo a dirvelo.
Il settantenne di oggi. Che magari si ĆØ sparato tutto il revival anni ’60 degli ultimi 30 anni. Una rotonda sul mare eccetera eccetera. Ora, avete mai provato a frequentare un luogo adibito all’ascolto della musica e alla pratica della danza dedicato ai settantenni? Quello che viene comunemente denominato balera? SƬ? Bene. E che musica suonano le one-massimo-two-man-band che i gestori di tali locali ingaggiano per intrattenere gli attempati avventori, molto spesso la domenica pomeriggio? La stessa che ballavano Pietro e Gigetto, i settantenni degli anni 60. Rivisitata, moderna e plasticosa come qualsiasi altro prodotto sonoro musicale digitale di massa. Ma quella ĆØ. Ora ci sono più balli di gruppo, c’ĆØ il latinoamericano. Ma la matrice popolare del valzer-mazurka-polka-tango resiste, e per fortuna. Il folk ĆØ anche canzone popolare. E’ il peggio che deve ancora venire. Il peggio consiste nell’evoluzione dei generi da balera, che ha il suo punto di riferimento in Radio Zeta.