Articolo di De Cataldo su l’UnitĆ .
Come riportato da molti giornali, dal 2 gennaio ĆØ stata interrotta lāassistenza tecnica su un certo numero di software di vitale importanza per il funzionamento degli uffici giudiziari. Motivazione: la mancanza di soldi. Ancora risorse sottratte alla Giustizia, dunque, e in un settore cruciale per i rapporti fra il Palazzo e la gente. Intendiamoci: non ĆØ che di colpo i computer scompariranno dalla scrivania di cancellieri e magistrati. Ma le cose, almeno per un poā, procederanno a rilento.
Giudici e funzionari sono sul piede di guerra. E diffidano delle rassicurazioni. Hanno le loro ragioni. Se i problemi, quando ci sono, venissero presentati, diciamo, con le dovute maniere, avremmo tutti uno spirito più collaborativo: per intenderci, se mi dicono āscusa, cāĆØ la crisi, facciamo del nostro meglio per rimediare, dacci una manoā, mi sento invogliato a rimboccarmi silenziosamente le maniche. Se mi coprono dāinsulti ogni volta che una mia inchiesta sfiora un qualche mammasantissima e mi danno del fannullone a ogni piĆØ sospinto, poi non ĆØ che possano invocare lāunderstatement.
Al Ministero contano di provvedere in tempi ragionevoli. Ne sono personalmente convinto: un deficit nellāinformatica giudiziaria – sbandierata nei mesi scorsi come la Nuova Frontiera – fa troppo ābrutta figuraā per poter durare a lungo.
Piuttosto, a questo problema concreto non si possono che opporre contromisure concrete: vale a dire, trovare i soldi per ripristinare lāassistenza. Capisco che possa sembrare banale (come spesso appare il buon senso) ma provate a far funzionare un Pc parlandogli della commissione dāinchiesta sui Pm eversivi e della separazione delle carriere o minacciandolo di impiantare dei tornelli: quello, il Pc, non vorrĆ saperne. E continuerĆ a fissarvi. Muto, inerte, vagamente sfottente.