segnali inconfondibili di un’Expo che vorresti potesse non finire mai

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Una delle cose che mi piace di più del vivere a Milano sono le ragazze che parlano inglese o americano che capita di incontrare per strada. Quando non le riconosci da lontano per la loro carnagione di un chiarore che non lascia dubbi sulla loro provenienza, te ne accorgi mentre si avvicinano perché, anche senza percepire il sonoro, vedi bocche che si muovono ma quel sensore che ci permette di captare i dialoghi a distanza non registra nessun significato che si dirama verso la nostra attenzione. Per farvi capire, si ha lo stesso effetto dello sparo farlocco di una pistola a salve. E anche quando cogli distintamente quell’idioma che conosci solo da discutibili studi scolastici e da anni di ascolti esterofili, il piacere che se ne trae è sempre unico. Le persone che lo parlano sono evidentemente stranieri ma di quelli giusti, quelli che sono qui con il potere di una moneta forte, mica come le parlate degli immigrati dell’est che suonano sempre questuanti, aggressive o comunque palesemente di un ceppo etnico con cui nessuno si sarebbe mai sognato di avere contatti, almeno da Yalta in poi. Le ragazze americane o inglesi, spesso in coppia o in tre, camminano veloci senza badare ai senza dimora stravaccati sul marciapiedi, ma di quelli organizzatissimi, ne ho notati parecchi anch’io intenti a colorare interi blocchetti di biglietti di cartone tutti uguali con un gessetto azzurro, non si capisce bene con quale scopo, forse ci cavano dei soldi ma è difficile fare supposizioni. Osservano le compiaciute ragazze che parlano inglese anche gli avvocati in pensione con il loden verde, mentre per ovvi motivi si soffermano solo sulle loro cantilene anglofone gli ipovedenti che agitano il bastone bianco urtando le borse in pelle degli ex avvocati in loden e le cianfrusaglie sparse alla fermata del tram dei senza dimora che colorano pezzi di cartone. Vorrei intervenire per evitare i danni a queste categorie umane tipicamente milanesi ma poi penso che è meglio di no, capita a tutti infatti di fare involontariamente male a persone a cui hai appena fatto un favore. Cose come rovinare sul marito della donna a cui hai ceduto il posto sul tram a causa di un’improvvisa frenata, o prendere il biglietto sbagliato per la coda alle Poste per la signora anziana che ti ha chiesto informazioni e alla quale ti sei offerto di dare aiuto. D’altronde ciascuno di noi vive delle proprie esperienze di cui agli altri non gliene frega un cazzo. Un aspetto che non ci passa nemmeno nell’anticamera del cervello di valutare oggettivamente, a causa dell’istinto di sopravvivenza che ci impone di posizionarci al centro del mondo di una realtà che vediamo solo noi, vedono solo le ragazze americane o inglesi che camminano per Milano, vedono gli avvocati in pensione con il loden verde, per gli ipovedenti non saprei come spiegarlo.

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