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Gli organizzatori della corsa hanno posizionato lo spogliatoio per gli iscritti nel cimitero. Potrei anche non usufruirne perché la mia casa di campagna si trova duecento metri dopo. Il fatto è che c’è una salita sterrata abbastanza faticosa e non oso immaginare come sarò sfatto tre ore dopo l’inizio della gara, sempre che tagli il traguardo e non muoia prima. In quel caso, il cimitero potrebbe fare al caso mio. Il mio tempo per la mezza maratona fa ridere i polli ma chi se ne importa. Ho cinquant’anni suonati, sono un podista cialtrone e, soprattutto, senza pretese. Mi avvio con la borsa a tracolla e, per raggiungere il posto dove potrò indossare il mio abbigliamento entry level della marca economica del Decathlon, attraverso il prato di fronte al cancello di ingresso. Ci passo con piacere. Ho giocato centinaia di partite di calcio su quell’erba, da bambino. Mi ricordo persino un paio di gol realizzati grazie alla mia tecnica sfrontata da principiante. Ora ci sono coppie di lottatori afroamericani piazzatissimi che si fronteggiano completamente nudi, pensando alla prima mossa per stendere l’avversario. Non serve Freud per l’interpretazione della presenza di queste comparse nel sogno. Ho visto i primi episodi della serie tv tratta da “La ferrovia sotterranea”, e li ho visti su Amazon Prime Video ma nella realtà. Poi mi sono stufato. Nel bellissimo romanzo di Colson Whitehead la ferrovia è una metafora e speravo che nell’adattamento cinematografico la produzione avesse pensato a un escamotage meno visionario per non sminuire la portata di denuncia. Con mia moglie, durante la visione, ci siamo chiesti se negli USA la hanno vista tutta, dall’inizio alla fine, come si devono sentire i bianchi, la vendetta degli schiavi e dei loro discendenti che non sarà mai abbastanza. Questo rimando alla fiction mi fa però perdere il filo della storia: entro nel cimitero per cambiarmi ma poi mi ritrovo seduto in macchina, in uno di quei momenti in cui stai per spegnere il motore nel parcheggio ma vuoi lasciar finire una canzone che ti piace un casino. Questa volta la canzone è di Alanis Morrisette.

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