Sono in vacanza in Abruzzo e qui sembra che Virgin Radio assolva le funzioni che, nel resto d’Italia, sono di pertinenza di Radio Maria. Virgin Radio è l’unica emittente che si prende sempre e ovunque in macchina tra le località rivierasche della costa dei Trabocchi, in mezzo ai boschi della Maiella, ai piedi delle cime del Gran Sasso e persino nelle tane dell’orso marsicano che, tra parentesi, non ne ho visto nemmeno mezzo. E se il paradiso me lo immagino proprio qui, nella regione più sorprendente tra tutte quelle che ho visitato in Italia in vita mia, l’inferno deve avere le sembianze di un abitacolo con Virgin Radio accesa giorno e notte, con gli speaker che parlano l’iperinglese di Virgin Radio e la musica sparata settata sui parametri di equalizzazione di Virgin Radio.
Virgin Radio non trasmette musica rock, piuttosto trasmette l’idea di quello che ascoltano gli ascoltatori del rock che hanno le persone che non ascoltano rock. Chi non ascolta rock pensa che chi ascolta rock ascolti i Queen, gli AC/DC, i REM, Bowie, i Red Hot, i Green Day e i Nirvana sempre e comunque, e Virgin Radio li trasmette nelle rare pause tra un jingle di Virgin Radio e quello successivo. Non solo. Nonostante l’infinita disponibilità di musica rock universale, vecchia e nuova e di prossima pubblicazione, su Virgin Radio trasmettono ogni giorno gli stessi pezzi e gli stessi artisti triti e ritriti lasciandoceli percepire come triti e ritriti anche quando sono un po’ meno mainstream. Ma anche circoscrivendo la scelta all’infinita disponibilità di musica rock degli stessi artisti triti e ritriti che trasmettono a rotazione su Virgin Radio, su Virgin Radio, ascoltata senza soluzione di continuità ogni santo giorno, vi accorgerete che trasmettono sempre gli stessi pezzi. Insomma, due coglioni così.
Ecco quindi l’inferno: una specie di negozio da centro commerciale con la musica a palla 24×7, ma anziché le versioni jazz e bossanova delle hit anni 80 e 90 create con l’intelligenza artificiale per non pagare i diritti musicali, o la commerciale da tanto al mucchio tun za tun za altrettanto creata con l’intelligenza artificiale, Virgin Radio passa gli stessi triti e ritriti pezzi rock che, ascoltati con una frequenza non esistente in natura, risultano depotenziati della loro carica trasgressiva. “Rebel Rebel”, per farvi un esempio, è un pezzo della madonna (Virgin RadioMaria) del più importante cantante rock di tutti i tempi. Ma se chiedete a un chitarrista rock di suonarla farà carte false per opporsi perché la parte di chitarra, quel celeberrimo riff, è uguale dall’inizio alla fine per tutta la durata della canzone. “Rebel Rebel”, brano già per sé ampiamente ripetitivo, va ascoltato non più di una volta a settimana ma, secondo la posologia di Virgin Radio che lo passa ogni santo giorno, alla fine ti si ripropone, e se sei un chitarrista ti rinviene come una pietanza indigeribile.
Qualcuno dovrebbe prendersi la briga di avvisare Virgin Radio che l’offerta di rock mondiale da quando il rock è nato, una settantina di anni per non so quante culture presenti nel mondo è molto più ampia e, se conosciuta, potrebbe riservare sorprese inaspettate e magari incuriosire anche chi ascolta il rock che quelli che non ascoltano il rock pensano sia l’unico rock esistente.