sbagliare è umano, perseverare perché no

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Se vedete qualcuno che sbaglia ma è convinto che sta facendo la cosa giusta io direi di lasciarlo perdere, non sentitevi in dovere di mostrargli la procedura corretta così da una parte si evita di peccare di presunzione – sempre meglio tenere un tono dimesso anche quando si ha ragione, sapete che chi vince senza vantarsi vince due volte – dall’altra non si mandano a ramengo l’autostima e le certezze di una persona. Gli uomini in questo sono insuperabili e addirittura si sono divisi in due correnti per coprire al meglio tutte le casistiche. Da una parte gli amici che sono per la verità a tutti i costi e che vale sia per le questioni amorose che per il modo in cui fai la pizza fatta in casa o per il materiale più efficace per mensolare il box. Dall’altra gli esemplari alfa classici che comunque come si comportano loro non c’è paragone al mondo. Notare però che rientra anche nella categoria della presunzione chi non cerca mai aiuto, che poi è l’esasperazione del non chiedere mai indicazioni quando si è in difficoltà in macchina e a questo proposito sono certo che i sistemi di geolocalizzazione e i navigatori satellitari sono una conquista tutta maschile, non a caso purtroppo l’ingegneria è ancora una nostra prerogativa e ci scommetto che se fosse il contrario al posto del Tom Tom le scienziate donne avrebbero brevettato un sistema per partorire in modo indolore. Il punto quindi è che non c’è nulla di male a commettere errori e lo stesso vale per aiutare il prossimo a porre un rimedio, ma in generale trovo corretto intervenire solo quando è richiesto a meno che le conseguenze, manco a dirlo, non minaccino l’incolumità. Così ne approfitto per chiedervi dove sto sbagliando, che cosa c’è di male in quello che faccio, perché non accorrete in milioni a leggere le mie storie, cosa c’è che non va nei miei libri che nessuno mi chiede di pubblicarli, quali sono gli autori che preferite a me e perché. Se siete amici mi dovete una spiegazione. Se no, mi va bene anche che facciate i so tutto io e mi diate qualche dritta definitiva. Grazie.

giuliano hi-nrg mc

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Che poi in realtà il rap italiano non esiste, perché si tratta di un genere talmente specifico di un’etnia e così connotato da fattori al di fuori dei quali perde di sostanza. Voglio dire, scevro da essere composto ed eseguito da afroamericani, non in lingua inglese e fuori dal ghetto, e per ghetto intendo tutto quello che è oltre i confini delle stelle e strisce WASP, non ne rimane nulla se non parole in rima su musica e prive di melodia. Che sì, può essere rap per la proprietà transitiva, ma è come un film western di fantascienza che ha la Pantera Rosa come protagonista, non so se rendo l’idea. No, lo immaginavo. Qualcosa di vagamente comparabile con il rap, e questo a partire dai Sangue Misto fino a tutti i tamarri di oggi che si sono adeguati all’intamarrimento del rap originale. E quindi se possiamo dire che il rap italiano non esiste, allora non esiste neppure il rap di Giuliano Ferrara, e forse non esiste nemmeno Giuliano Ferrara in sé. Affare fatto.