dopo ore di discussione con chi non capisce un cazzo mi manca l’ossigeno

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E considerate che a distanza di poche ore me la sono presa con mia figlia per l’uso inappropriato di Whatsapp in quanto generatore di equivoci emotivi legati alle conversazioni e poi ho ribadito con me stesso l’inutilità di certe discussioni condotte di persona che, per lo meno, se portate avanti tramite chat possono essere interrotte a piacimento tanto nessuno ci vede. Così ho pensato se sia meglio esprimersi a cuoricini e ad abbreviazioni lungo dialoghi tenuti in essere solo in quanto basati sul mezzo che, alla fine, diventa il fine in sé piuttosto che sostenere punti di vista con gente talmente ottusa e ignorante che non riconosce non dico l’autorevolezza ma almeno la buona educazione di considerare punti di vista diversi come più appropriati all’argomento in questione. Il problema è vecchio quanto il genere umano: è possibile convincere qualcuno di qualcosa? Siete mai riusciti a far cambiare idea a qualcuno e non solo per il tempo necessario a finire il whisky nel bicchiere ma per sempre. Io non l’ho mai provata, ma sono certo che si tratti di una soddisfazione molto più piacevole di record battuti, prime posizioni conquistate, opere d’arte riuscite e persino orgasmi raggiunti. A me va in pappa il cervello se alla quarta volta che ti dico quello che penso io tu mi rispondi con quello che pensi tu senza dimostrare minimamente di aver compiuto un passo in avanti verso la mia posizione. Così, mentre mi spieghi la tua opinione, a quel punto io penso ad altro e cerco di ripassare a mente le note del tema di questo pezzo qui che erano anni, se non decenni, che non mi saliva nella sfera delle reminiscenze sonore dell’infanzia, quando bastava un suono di sintetizzatore per mandarmi al settimo cielo. Di questo pezzo conservo ancora il 45 giri con la copertina con il teschio, e ora me lo riascolto quindi voi che non la pensate come me e non siete per nulla disponibili a cedere sulle vostre posizioni potete chiudere la pagina del browser e andare a fare un giro da animi più condiscendenti del mio.