il re nudo e l’amministratore delegato in boxer

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Se non siete ancora rientrati in ufficio chiudete questa pagina immediatamente e godetevi ancora gli ultimi strascichi delle ferie. Troppo tardi? GiĆ , perchĆ© solo a leggere la prima riga vi siete attirati un incantesimo che vi condanna a incontrare nel luogo di villeggiatura in cui state soggiornando in questo esatto momento qualcuno con cui avete a che fare per la vostra attivitĆ . Un fornitore, il collega dell’ufficio acquisti con cui non condividereste nemmeno la manciata di secondi in cui ci si lavano le mani dopo la pausa pipƬ delle undici, il vostro responsabile, l’impiegato dell’amministrazione della precedente azienda che avete mandato affanculo prima di cambiare occupazione. Insomma, scegliete voi.

Ma ricordatevi che non ĆØ tanto quello che può accadere una volta che avete riconosciuto un volto tristemente noto per ragioni professionali sotto l’ombrellone vicino al vostro, seduto al tavolo a fianco nell’agriturismo in cui avevate pianificato di ubriacarvi come una merda tra il maialino arrosto e una pecora in umido, lungo il sentiero delle Dolomiti in cui anelavate di tornare sin dall’estate precedente. Il problema, almeno per me, ĆØ riconoscere questi rompiscatole a loro insaputa in un ambiente e in una veste differente da quella con cui siamo abituati a vederli, un fattore che non ĆØ da poco considerando che molto spesso ĆØ proprio l’unione tra il luogo fisico in cui ci si frequenta e l’abbigliamento con cui ci si relaziona a determinare alcune delle principali dinamiche che regolano i rapporti sul posto di lavoro. Basta un manager sempre tappato in giacca e cravatta con un fisico flaccido e cadente che si trova in costume di fronte a quello che si occupa della manutenzione dell’edificio, sul posto di lavoro sempre in modalitĆ  anti-infortunistica e al mare tutto muscoli e tonicitĆ , ed ecco che l’organigramma naturale ĆØ ribaltato.

Sembra una banalitĆ , anzi probabilmente lo ĆØ, ma quando vedo seminude e con la loro famiglia persone che la consuetudine me le fa incontrare vestite e dietro a un pc mi ci vuole un po’ a metterne a fuoco l’identitĆ . E poi vogliamo parlare dell’imbarazzo di osservarsi reciprocamente membra di cui normalmente siamo all’oscuro? L’ombelico del vostro capo? Le cosce del direttore generale? I piedi della responsabile del personale? ChissĆ  se ĆØ vero che in questi frangenti siamo davvero tutti uguali, come dicono certi seguaci delle religioni che professano la democraticitĆ  dell’anima rispetto alla tirannia dei corpi e, al giudizio dell’ipotetico creatore, sostengono che sia richiesta solo la presenza della parte più inconsistente.

Vogliamo parlare poi della convenzione sociale imposta dalle buone maniere di dover presentare i propri parenti ai colleghi creando ponti pericolosi tra ambienti che ĆØ bene lasciare il più separato possibile? Insomma, il peggio ĆØ facile da immaginarsi: coperti solo da uno slip e da un reggiseno a fascia, in piedi sul bagnasciuga a scambiarsi impressioni di meraviglia per essersi trovati lƬ con i rispettivi congiunti che collateralmente magari stringono conoscenza mossi da un cameratismo non richiesto (quindi evitate di parlare di lavoro tagliando fuori gli altri) fino a quando, inavvertitamente, qualcuno butta lƬ un invito a cena, un aperitivo, una camminata fino alla scogliera panoramica. Quindi, cari amici, state sempre all’erta, non soffermatevi su seni generosi o glutei ammiccanti quando passa la gente davanti alla vostra sdraio ma osservate bene le facce delle persone e se vi suona un campanello d’allarme cercate di decontestualizzare i lineamenti che ritenete famigliari componendo identikit nella vostra testa per smascherare, con adeguato anticipo, tutti i possibili rischi potenzialmente dannosi per il vostro destino professionale.

lo strano caso del mostro di Loch Ness avvistato al largo della costa sarda

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Tra le conseguenze più apocalittiche del riscaldamento globale non ci sono solo le alghe invisibili che trasformano il mare più bello del Mediterraneo in una distesa verde oliva e calda tanto che sembra di tuffarsi in una friggitrice in azione o la presenza di squali e balene che si spiaggiano attirati dalle proposte dei villaggi all inclusive. Supera tutti in fatto di stranezza la presenza di quella specie di mostro di Loch Ness avvistato al largo della costa cagliaritana da un turista italiano, l’unico che, inforcati gli occhiali, ha dato subito l’allarme. D’altronde c’ĆØ sempre qualcuno che, per primo al mondo, fa una cosa, il vero e unico pioniere, l’incontestabile precursore, ma fatta eccezione per il primo uomo sulla luna o cose di questo genere soventemente non gli viene riconosciuto nulla se non qualche pacca sulla spalla e strette di mano di congratulazioni dai testimoni più prossimi. Chi ĆØ stato il primo uomo ad accendere un apparecchio per la riproduzione di compact disc? Chi ha acquistato per primo al mondo una Fiat Stilo? Chi ha intuito per primo il potenziale del tartufo grattato sulle pietanze? Chi ha inventato il gesto delle corna a supporto delle canzoni heavy metal?

Il problema ĆØ che il turista di cui sopra aveva inforcato gli occhiali sbagliati ed ĆØ stato subito smentito da una famigliola toscana subito accorsa a valutare il pericolo. Non si trattava di una specie di mostro marino ma della vera novitĆ  dell’estate 2015: una diavoleria di surf a propulsione di acqua aspirata e sparata attraverso un tubo da una moto, una specie di sci nautico al contrario di cui però mi sfugge il nome e che non saprei descrivere diversamente. Anzi, si: il surfista sta in equilibrio sopra a questa tavola che sembra uscita da “Ritorno al futuro 2” e, sfruttando la potenza del getto che esce a tutta velocitĆ  sotto (l’acqua viene pompata dalla moto e mandata tramite tubo), compie acrobazie in aria, si tuffa e risale per ripetere le sue evoluzioni ad libitum.

Da lontano però vi giuro che sembrava proprio un serpentone, sarĆ  che mi ha fatto subito venire in mente l’episodio dedicato al mostro di Loch Ness di uno dei pilastri del mio background culturale, ovvero “Storia e gloria della dinastia dei paperi”, che poi era un mostro meccanico progettato da Archimede per sottrarre beni a chi sostava sulle rive del lago scozzese e tenere i curiosi alla larga dagli averi di Paperone. Ma non ĆØ tutto. L’allucinazione sulla riva unita a una pizza oltremodo pesante poco più tardi mi ha generato un mostro ben più spaventoso: la notte ho sognato proprio un gigantesco drago marino che, uscito dall’acqua, si lanciava nella caverna a riva in cui io con la mia famiglia e alcuni amici di vacanza stavamo campeggiando. L’epilogo però ha reso giustizia al sottoscritto: il surfista e il pilota della moto, ancora intenti il giorno successivo in queste evoluzioni troppo a ridosso della riva con l’evidente obiettivo di pubblicizzare l’ennesima stronzata per attirare turisti e spennarli a dovere, sono stati infine avvicinati dalla Polizia costiera e giustamente multati per aver causato un incubo mica da poco a un turista dalla digestione delicata.

la schiavitù delle ferie

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Anche quest’anno ci siamo quasi. Tempo nemmeno poco più di un mese e mi troverò come tutti voi a rientrare da una vacanza, con una valigia o più in mano a guardare l’ignoto di un nuovo anno con la bocca spalancata davanti, pronto a divorarmi con tutte le sue complessitĆ  che, questa volta, vedono al vertice una figlia in prima media. A me le ferie piacciono sempre meno perchĆ© arrivo a ridosso della partenza con un carico di stress e ansie che il dover per forza partire con destinazione vacanziera non fa che aumentarne la mole. I giorni sono pochi e bisogna sfruttarli tutti, per cui uno stacca il venerdƬ pomeriggio e la sera ĆØ giĆ  sulla nave per la Sardegna o nella classica traversata continentale che culmina con la notturna lungo la Salerno – Reggio Calabria, per non parlare del viaggio in aereo che, in certi cieli nel nostro pianeta, non sai mai dove si farĆ  uno scalo estemporaneo e tutti insieme, mica sparsi per la campagna ucraina.

PerchĆ© se ti prendi qualche giorno di stacco prima della partenza poi ti senti in colpa perchĆ© hai quella sensazione che li hai sprecati. Il mondo ĆØ pieno di mogli a casa che preparano le ultime cose e di mariti a bighellonare in giro in bici con i figli, ad autoconvincersi che le ferie sono cominciate anche se il panorama intorno ĆØ sempre lo stesso, a parte l’anomalia di attraversarlo in orari solitamente dedicati alla produzione. E tutti dicono la propria su quale sia il modo per staccare veramente ma nessuno ha i soldi e le opportunitĆ  per stare via un mese dall’altra parte del mondo dove davvero arrivi a un certo punto in cui non trovi più nemmeno dentro di te la tua essenza di italiano vero.

Una settimana o due sono un compromesso striminzito di cui, se ci pensate bene, faremmo anche a meno. Giusto una spolverata illusoria di oblio e sei di nuovo qui, con una settimana o due di arretrati in ufficio, una settimana o due di roba da stirare, una settimana o due per rimettere a posto teli da mare e costume, togliere la sabbia dall’abitacolo della macchina, mettere la carta di giornale appallottolata degliĀ scarponi da trekking, sbirciare il numero di giorni che ti separano dalle prossime feste comandate e via cosƬ. La vita ĆØ tutto un tira fuori la roba da campeggio, metti via la roba da campeggio, tira fuori l’albero di Natale, metti a posto l’albero di Natale, questo ripetuto, a essere ottimisti, una ottantina di volte.

E se ne parli con qualcuno, sul fatto che le ferie non servono a nulla se non a complicare il doppio il tuo stato emotivo e il tuo rapporto con quell’ordinarietĆ  che poi impieghi almeno undici mesi e mezzo a ricucire, chiunque ti risponderĆ  che ĆØ vero, hai ragione, ĆØ proprio lo stile di vita che conduciamo che ci rende le ferie superflue con quel si deve per forza togliersi di mezzo per un po’, cosƬ la societĆ  e l’economia si sentono meno in colpa per costringerti a dedicare a loro tutta la vita. Che a me sta pure bene, siamo fatti di lavoro e di poche altre sostanze organiche, il sistema ci concede dello svago ma ĆØ chiaro che ora non ĆØ più sostenibile: ĆØ l’ora di ingegnarsi a studiare forme più adatte di riposo a impatto zero sul nostro equilibrio.

nel giorno più felice dell’anno

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Ma se siamo persino disposti a pagare, e profumatamente, per una manciata di giorni in questo stato di libertĆ  vigilata spesso con la condizionale in cui ci possiamo liberare finalmente di tutto. A partire dai vestiti, quelli veri, che lasciamo appesi nelle cabine armadio di cittĆ , puliti e stirati e pure con lo spray anti-tarme per la stagione successiva mentre ce ne stiamo liberi a girare per le nostre favole in mutande, come diceva quel tipo strano negli anni settanta, e vivere alla grande solo con un sottile strato di tessuto tecnico a elevata impermeabilitĆ  che ci separa dalle stelle e dalle cicale che ad alcuni fa senso pure l’idea di trovarsele nel giardino condominiale. Organizziamo con dovizia questo perentorio allontanamento dalla societĆ  fatta di fidelity card, di conference call, di centri di illusorio benessere e poi ribaltiamo tutta la nostra scala di valori pronti all’uso per farci camminare addosso dalle formiche, abbattere drasticamente persino il parametro regolamentare di livello standard di igiene intima sorvolando sulla sabbia residua che si attacca alle caviglie mentre realizziamo che c’ĆØ tutto un pianeta da scoprire che non conosce il significato del bidet, tanto per fare un esempio. E allora non ĆØ vero che siamo cosƬ avanzati se risparmiamo per investire in un regresso legalizzato alla barbarie delle convenzioni di vicinanza al prossimo, lo stesso che siamo disposti a raggirare sul turno a una pompa di benzina mentre poi, allo stato brado coperti solo da pareo di dubbia provenienza, siamo tutti un mi scusi qui e mi scusi lĆ  mi presta il martello e prenda questo residuo di detersivo che tanto oggi partiamo e ci spiace buttarlo. E non credo che sia rilassatezza ciò che ci spinge a canticchiare melodie che altrove ci indurrebbero a uno spietato zapping radiofonico, canzoni non di altri tempi ma di più, come la rumba delle noccioline – vi ho sorpreso, vero? Quanti di voi conoscono la rumba delle noccioline?- o una gaberiana come ĆØ viva la cittĆ  che tradisce chi la fischietta lavando i piatti, che sotto sotto gli mancano gli agi del campionato sulla tv a pagamento, gli all-you-can-eat con il cibo spazzatura della peggiore cucina cinogiapponese o la sensazione delle scarpe bagnate dal temporale indossate per otto ore in ufficio con colleghi che per lo stesso motivo odorano di quella fragranza che sa un po’ di selvaggio. E anche se sempre più capita di assistere a veri e propri innesti della civiltĆ  grazie a dispositivi elettronici a batteria che ti consentono di controllare le e-mail di lavoro anche in cima alle Dolomiti o giocare a Candy Crush in spiagge raggiungibili solo con fuoristrada – quelli veri, non certo quei cassoni da burino che lasciamo in doppia fila con le quattro frecce per ingollare noccioline zeppe di germi al bar sotto casa -, se ĆØ vero che non ci importa se il tetto massimo della nostra carta di credito a un certo punto he bisogno di una bella ristrutturazione perchĆ© ĆØ solo in vacanza che non ci interessa di separarci dal nostro denaro, ecco che ci chiediamo straniati e ce lo chiediamo perchĆ© non ĆØ una domanda retorica, ĆØ un mistero a cui nessuno ĆØ mai riuscito a dare una risposta razionale e dimostrabile, ci guardiamo tra di noi e ci chiediamo perchĆ© cazzo non si possa sempre vivere cosƬ, seminudi all’aperto e al caldo, a tirare sera come se non ci fosse un domani.

posto ponte

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Lo sapevo. Ho la nave tra SOLO dodici ore e giĆ  c’ho l’ansia. Diciamo che io e il viaggio non siamo proprio tanto sulla stessa lunghezza d’onda perchĆ© per indole io adotterei le onde corte e al massimo starei in un raggio ben ridotto e circoscritto al centro di casa mia. Nel senso che adoro i preparativi e l’attesa e fare armi e bagagli e poi, quando inizia il conto alla rovescia, vado in tilt. Ma questo da sempre, eh, non ĆØ un decorso dovuto alla mezza etĆ . Anzi, certe cose ho iniziato a farle giĆ  maturo. Per esempio sono un campeggiatore neofita e mi organizzo vacanze in un modo in cui mai avrei pensato da ragazzo: a contatto con la natura si colgono sfumature umane altrove impensabiliĀ su campioni sia stranieri che italiani. C’ĆØ più tempo per osservare aspetti anche minimali e riflettere su concetti che, tra quattro mura, passano in secondo piano. Puoi fare paragoni con il prossimo perchĆ© anch’egli ĆØ nudo, pardon, in costume quanto te. Puoi pensare a tutti i modi in cui quello che hai intorno potrebbe essere meglio. CosƬ ogni anno vado lĆ , su quell’isolaĀ che da quando ho conosciuto mi impedisce di fare il bagno altrove, posti dove ti capita di fare pessimi incontri come questo, e tutto Ā per trascorrere una vacanza all’insegna della totale immobilitĆ .Ā Poi quando sei lƬ ti convinci che ĆØ la scelta migliore, il campeggio dico. Vedi i bambini che se la godono perchĆ© sono indipendenti, spesso nostro malgrado considerando la musica che ci impongonoĀ e i divertimenti pensati tutto sommato con pocaĀ attenzione al target, di cui noi intellettuali di sinistra faremmo volentieri a meno.Ā Tutto per sconfiggere la grande paura degli ultimi giorni prima del rientro, quelli che vorresti non arrivassero mai perchĆ© hanno il sapore di un altro giro che si ĆØ compiuto fino a quando fai ritorno ed ĆØ tutto inevitabilmente come prima.

ma lasciamo la parola ai lettori

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Visto che magari non passate spesso da lƬ, sappiate che Claudia ĆØ tornata a manifestarsi su queste pagine. Per i nuovi lettori, Claudia ĆØ una perspicace commentatrice alla quale, come premio della costanza con cui ha condiviso le sue riflessioni in una pagina anzichĆ© in calce ai post di questo blog a cui voleva probabilmente riferirsi, ĆØ stata dedicata un’intera sezione, quella lƬ appunto, che però a molti – me compreso – risulta un po’ in ombra. CosƬ, con il suo permesso che non le ho nemmeno chiesto, inoltro qui sotto il nuovo spunto. EĀ se vi va,Ā in massa come sapete fare solo voi, Ā potete rispondere e cimentarvi per la gioia delle statistiche di accesso a questo sito.

Dice Claudia:

dunque, in questa estate ho (nell’ordine sparso che i neuroni mi consentono):
– sorvolato un oceano,
– scalato grattacieli (ma con ausilio di ascensori),
– toccato aceri,
– pedalato attorno ad un lago (dopo 18 anni che non toccavo un manubrio e non per vezzo d’equilibrismo),
– visti acrobati e musicisti,
– ballato ad un matrimonio in puglia,
– tornata a lavoro, poi andata, poi tornata e ripartita di nuovo.
Ora sono qui e aspetto i racconti delle vostre vacanze.
no?

cioccolato e orologi a cucù

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Quelli che, per motivi anagrafici, hanno provato l’esperienza di cominciare l’anno scolastico solo il primo di ottobre, gli stessi che hanno fatto l’esame di seconda elementare nel 1975 come, tra gli altri, Max Collini e il sottoscritto, si ricorderanno di settembre come di un mese estivo e di vacanza a tutti gli effetti. Magari uno di quelli meno prevedibili degli altri dal punto di vista meteorologico, almeno qui al nord e prima del cambiamento climatico protagonista degli ultimi vent’anni o giù di lƬ, ma che comunque rientrava nel periodo del dolce far niente, in montagna, al mare o giù in cittĆ .

E a vederla da qui, dove ogni due per tre si attenta ai ponti con sabotaggi istituzionalizzati per ridurre l’otium e incentivare il negotium, sembra un’epoca davvero di un secolo lontano, quando si poteva emulare l’epopea dei “cento giorni di Jula” perchĆ© tra baby pensionamenti o ammortizzatori sociali ad oggi impensabili, i bimbi più fortunati potevano sempre contare su qualcuno che in famiglia poteva far trascorrere loro quel lunghissimo oblio dai propri doveri da studente. Ma poi la cuccagna ĆØ finita, e da allora l’anticipo scolastico a metĆ  settembre ha spinto i nostalgici come me a scorgere avvisaglie autunnali ovunque e a vedere la colonnina di mercurio mezza vuota, un pessimismo volto a minimizzare i privilegi sottratti nel nome di uno sviluppo economico che poi, detto fra noi, non ĆØ che si sia mai raggiunto. Per non parlare poi dell’ingresso della mia generazione nel mondo del lavoro, laddove ĆØ stato possibile, che ci ha ridotto a una manciata di giorni il meritato riposo.

A me incuriosisce come invece succede per gli altri Paesi, perchĆ© chiacchierando con i gestori del campeggio in cui ho appena terminato le mie ferie sono venuto a sapere che ora che noi italiani riportiamo i nostri pargoli nella porzione del sistema produttivo che loro compete, arrivano gli svizzeri. GiĆ  in questi ultimi scampoli di agosto l’invasione dalla Germania ĆØ stata massiccia e di italiani eravamo rimasti ben pochi. Ma settembre, non chiedetemi il motivo perchĆ© nemmeno io l’ho chiesto ai gestori del campeggio e quindi non lo so, ĆØ il mese degli svizzeri. Non ci sarebbe nulla di strano, se non che a settembre il tempo comunque peggiora, l’acqua ĆØ più fredda, le giornate sono molto più corte e la bella stagione ĆØ quasi del tutto archiviata. CosƬ ho provato a darmi una spiegazione che vada oltre il calendario scolastico vigente in Svizzera.

Probabilmente ci sono popoli che hanno un’idea molto diversa del mare in estate dalla nostra, che comprende il tendere il più possibile a una carnagione africana in barba agli eritema e a malattie della pelle ben peggiori. Ai racchettoni e ai tuffi a bomba che spruzzano i vicini. A sfoggiare polo con il colletto all’insù e cavigliere e infradito nei borghi turistici la sera, cercando il posto dove vanno a mangiare i calciatori. Ci sono persone per le quali il mare ĆØ una parte della natura, natura che ĆØ bella con il sole e con la pioggia, con la luce e con il buio, con il solleone e con quindici gradi la mattina e l’acqua ghiacciata ma che importa, il mare della Sardegna ha colori sempre invitanti e ci si tuffa dentro anche la mattina presto.

Ed è per questo se, come in questo momento in cui sto scrivendo e piove a singhiozzo, ci sono ragazzini non italiani che giocano a volley sulla sabbia umida, adulti che passeggiano sul bagnasciuga, altri che fanno lo stesso foto o stanno al coperto perché non hanno voglia di bagnarsi ma sembrano consapevoli che anche questa sia una parte di ciò che hanno acquistato. E che probabilmente venendo qui in agosto ci sarebbero solo emozioni di un unico tipo, poco varie e forse di qualità più standard. Ieri sono comparsi i primi due camper targati croce bianca in campo rosso a godersi la loro stagione fuori stagione. Noi si torna a casa.

alcuni aneddoti dalla settimana prossima

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Fate attenzione, però. C’ĆØ molta gente che poi arriva a un punto che non ne può più e passa gli ultimi giorni di vacanza anticipando quello a cui si troverĆ  a far fronte di lƬ a poco, come se avesse applicato una sorta di dissolvenza stile transizione di Power Point tra due blocchi della propria vitĆ , sporcando un po’ di qua e di lĆ  sperando che questo tipo di contaminazione – c’ĆØ un po’ di lavoro nelle ferie e e c’ĆØ un po’ delle ferie nel lavoro – porti giovamento e abbatta lo shock della fine di un qualcosa. Fate attenzione perchĆ© hanno un che di contagioso e il morbo che questi infiltrati del futuro sono in grado di trasmettere ĆØ un male contagioso e ti mette l’ansia. Cominciano a dare un’occhiata alla posta del lavoro, pensano a come risistemare tutta la roba in auto, credono sia meglio dare una riassestata ai capelli prima di ripresentarsi in ufficio e si chiedono se il barbiere di fiducia sarĆ  giĆ  rientrato. Ma anche tutta la sfera domestica ĆØ fonte di questa deviazione nostalgica, anzi nostalgia deviante, perchĆ© puoi anche non essere uno che ha sempre la valigia in mano e/o la seconda casa in cui trascorrere i finesettimana ma alla fine durante l’inverno negli ambienti in cui abiti ci stai poco, quasi sempre con la luce accesa, molto spesso in fasi transitorie prima di buttarti a letto o di uscire per il lavoro. E questi li capisco di più, dopo due o tre settimane di assenza sentono la mancanza delle loro cose, magari hanno lasciato i gatti alla cura di amici e parenti, poi le routine a cui non pensano proprio perchĆ© sono routine e si eseguono meccanicamente ma quando non si eseguono per un po’ poi uno ci pensa, ai gesti e alle attivitĆ  per allontanarsi dalle quali si paga e profumatamente. Poi metti che l’acqua ĆØ più fredda e la vita all’umido nel continuo susseguirsi di mare e docce e piedi da sciacquare inizia a stargli stretta e cosƬ questa gente che ha giĆ  attivato la procedura di reinserimento pensa che forse avrebbe fatto meglio a prevederla questa cosa che poi l’estate stufa e l’anno prossimo giurano che prenoteranno almeno tre-quattro-cinque giorni in meno perchĆ© più di cosƬ loro lontani da casa non ci sanno stare. Io di gente cosƬ ne ho anche un paio in famiglia. Una grande che rimpiange più che altro il suo materasso matrimoniale e le comoditĆ  da appartamento, l’ebbrezza di camminare senza sentire la sabbia tra le dita dei piedi e altre amenitĆ  minimali. Una piccola a cui mancano le amiche del cuore, le compagne di classe e addirittura non vede l’ora di ricominciare la scuola. Roba da pazzi, dico loro. PerchĆ© ci sarĆ  tutto il tempo che vorranno per i piaceri dei doppi vetri, della lavastoviglie e dell’adsl. Del tempo pieno in aula e delle merende in cameretta, Diciamo cosƬ basta a questi anticipatori del dopodomani, che mesi prima di partire iniziano il conto alla rovescia e scelgono con cura le creme solari e poi, quando il soggiorno ĆØ agli sgoccioli, cominciano con i buoni propositi per la stagione a venire. Fermiamoci qui in questo istante che sa di iodio e di maestrale e impegnamoci una buona volta a scandire solo il presente momento per momento, onda dopo onda, venditore ambulante dopo venditore ambulante.

sorpresa, ĆØ tutto finito

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Alla grande ĆØ un modo di dire roboante, che può farmi ridere se lo dice un comico anni ottanta, ma qui in pochi hanno più voglia di slogan pubblicitari da gelati confezionati. Un esempio? Ci si lascia un bel giorno con il proposito di ritrovarsi dopo le ferie per riprendere alla grande. E questa ĆØ una cosa che non capisco. Intanto una visione cosƬ sbilanciata su quello che giĆ  ĆØ un dato di fatto, lavorare come bestie per maturare un giorno di ferie ogni dieci giorni e rotti, lascia a intendere che stare in panciolle con moglie e figli sia una sorta di anticamera per la stagione lavorativa alle porte, quegli autunni che ogni anno sono sempre più caldi ma che ultimamente portano solo inondazioni e bizzarre quanto pericolose anomalie atmosferiche in un’area geografica che un tempo era il numero uno per il sole e le mozzarelle e oggi sembra di stare ai tropici con i lavorati latticini che tendono al blu. In secondo luogo, se la situazione era di merda anche prima non ĆØ che in queste due o tre settimane un team di fatine colorate si ĆØ dedicato a risollevare le sorti dell’economia locale girando azienda per azienda, senza far squillare allarmi dato il loro status di incorporeitĆ , risanando bilanci, coprendo buchi, immettendo liquidi nelle casse, richiedendo commissioni, domandando preventivi, riconfermando contratti, ricostruendo lungimiranza imprenditoriale e risollevando umori a vari livelli. Quel giorno, quello dell’amara constatazione che nella vita il riposo ĆØ solo un di cui e che per molti ĆØ oggi, riaccendiamo computer ritrovando la stessa situazione di merda che ĆØ rimasta in stand by anche se abbiamo scollegato dalle ciabatte i dispositivi per evitare improbabili conseguenze da temporali ferragostani. Per questo nessuno ha intenzione di riprendere alla grande, perchĆ© ĆØ un modo di dire da sbruffoni che pensano che fare coraggio al prossimo sia solo una questione di modi di dire standard. Io alla grande non ho nessuna voglia di riprendere, e invito voi che oggi siete tornati in ufficio e come prima cosa siete venuti qui a leggere queste poche righe a fare mente locale che non c’ĆØ una virgola che si ĆØ spostata verso il meglio, in tutto questo tempo. Mandate a quel paese alla grande chi vi vuole sul pezzo con entusiasmo, non sta a voi far riprendere il tutto diversamente da come l’avete lasciato.

no, niente

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Io lo so che tra di voi c’ĆØ pieno di gente un po’ snob che giudica gli altri solo in base al tipo di vacanze che fanno. SƬ, dico proprio a te, ĆØ inutile che fai la gnorri. Brutte persone piene di pregiudizi su Sharm, Maldive, Rimini, San Teodoro e sul motivo che spinge moltissimi italiani fuori o in stagione verso quei lidi. O i villaggi all inclusive con gli antipasti al carrello per non parlare delle crociere. PerchĆ© ĆØ vero: la vacanza ci deve somigliare altrimenti non ĆØ vacanza, ma ĆØ un secondo lavoro a progetto con tanto di deadline rigida da portare a termine nel corso delle agognate ferie di agosto o giù di lƬ per poi ritrovarsi il primo giorno di lavoro più stanchi di prima ma con la faccia che ti brucia ancora dal salino del giorno prima e quelle decine di lavatrici da fare e poi stendere e stirare tutta la roba da mare per la stagione successiva. Non ĆØ vita. Quindi alla faccia di quelli che partono per un tour delle ex repubbliche sovietiche o alla volta della Patagonia, spezzo una lancia per chi ha il coraggio di scegliere una vacanza in cui non fare un beato cazzo. Niente. Tutto il tempo speso tra leggere da sdraiati, godersi l’ombra da sdraiati, anche prendere il sole ma da sdraiati, farsi un bagno rinfrescante da sdraiati e, al limite, tentare anche un’escursione ma rigorosamente da sdraiati. Per non parlare del riposino di metĆ  mattina, quello dopo pranzo e quello pre-aperitivo, tutte attivitĆ  da svolgere a bordo di una branda. Da sdraiati. E, ogni tanto, pensare a tutte le cose che nel frattempo non si fanno. Tutti i tornei a cui non iscriversi. Le attivitĆ  ludiche a cui non partecipare. Le gite da evitare. Gli spettacoli organizzati per nostro divertimento a cui non presenziare. Cene e merende conviviali a cui rinunciare. E, a corollario di tutto questo, la vita sociale da non svolgere e le persone che magari condividono lo stesso spazio dedicato al relax da non conoscere nĆ© frequentare. Ecco il vero riposo. L’unica confutazione al concetto molto aleatorio di vacanze intelligenti. Io quest’anno sono altrove ma passo il tempo cosƬ. A non fare un cazzo. Da sdraiato.